Estate 2011: Madrid, Londra, Santiago … Casoria

 

L’agosto appena trascorso ha lasciato indelebile nella nostra memoria l’immagine dell’ex capitale del mondo, Londra (ma la rivolta si è avuta anche in altre città inglesi), ferita dalle sommosse dei propri teenagers. Seguiti agli indignados spagnoli, ha lasciato allibiti vedere le immagini di assalti, saccheggi, pestaggi nel cuore della vecchia Europa, in una delle città più ricche, desiderate e potenti del pianeta. Chi erano quei ragazzi? Fondamentalmente ragazzi poveri delle periferie della metropoli che ogni giorno si muovono dalle periferie povere verso il centro (Croydon è a tutti gli effetti una sorta di Casoria in salsa britannica) oppure di quartieri cittadini dove il precariato e la disoccupazione sono ormai la triste realtà da diversi anni (i.e. Tottenham).

Questi adolescenti si sono riversati in strada ed hanno sfogato la propria frustrazione accumulata nei quartieri in cui loro stessi abitano. Non si tratta di rivolte sorte da rivendicazioni sociali, battaglie politiche, rimostranze di minoranze etniche. I ragazzi di Londra hanno saccheggiato la Sony, negozi di abbigliamento, BlockBuster. Le orde londinesi non avevano striscioni, cartelli, slogan da sbattere sulle prime pagine di mezzo mondo. Quei ragazzi erano per lo più neri, arabi, est-europei (ma inglesi di quarta o quinta generazione) a Londra; tuttavia il fatto che nelle città del nord (Manchester, Liverpool ad esempio) sono scesi a spaccare le vetrine ragazzini bianchi dimostra come il fattore comune della rivolta era la povertà. C’è chi ha rubato la maglietta dell’Arsenal, chi i jeans della Diesel, chi ha rubato scarpe firmate, I-Pod o Laptop di ultima generazione. Fondamentalmente erano tutti ragazzi poveri, figli di quell’Inghilterra che ha abbandonato con il New Labour seguito al Tatcherismo il welfare statale rivolto ai meno abbienti. La volontà che muoveva quei saccheggi era troppo spesso desiderio di accesso a beni che la società impone di avere e che se non si ha relega le persone ai margini. Stereotipi errati, comunicazione monodirezionale, assenza di famiglia e di modelli di vita sani. A Santiago, negli stessi giorni, manifestazioni oceaniche di studenti hanno affrontato schieramenti di esercito nazionale e della temutissima polizia cilena per chiedere istruzione, supporto ed accesso alla scuola pubblica, formazione per chi vuole ascesa sociale. Il Cile è un paese dalle forti passioni civile, dalla forte tradizione di piazza e contestuale cruenta repressione di pinochetiana memoriana. E’ una realtà sconquassata dal terremoto del 2010 che dilaniò città, comunità, comunicazioni. E’ un paese passato recentemente da un governo socialista ad uno liberale, che forse non ha saputo rispettare le aspettative dei propri giovani. Eppure studenti ed universitari cileni, guidati da una leader giovane Vallejo Dowling, si sono mobilitati ed hanno ottenuto visibilità e riconoscimento in patria ed all’estero. Due città distanti Londra e Santiago, due battaglie distanti, rivolte che possono essere spunti di riflessione. Sia chiaro, non si vuole istigare alla violenza. Tuttavia si paventa un bivio per i nostri giovani. I casoriani ed i napoletani ventenni di oggi scenderebbero in piazza per chiedere beni di consumo o diritti civili? E soprattutto, è lecito chiedersi se e quando i nostri giovani siano in grado di ribellarsi ancora? Di incazzarsi per un futuro assente, per una classe politica impreparata ed autoreferenziale per un’assenza di lavoro e della benché minima certezza di studiare per poi lavorare e costruirsi una vita. A vedere come sono ridotte le nostre giovani generazioni, credo che la nostra realtà è più suscettibile di sovversione di stampo londinese che madrilena o cilena. Sono gli stereotipi che vanno cambiati, sono le famiglie che devono essere vicine ai giovani, è la scuola e la cultura che deve muovere i loro moti di rabbia. Pessimisticamente sembra invece che i giovani italiani saranno più portati ad indignarsi e spaccare le vetrine pur di accappararsi l’ultimo Apple o l’accesso conditio sine qua non sei nessuno all’ultimo capo di Liu-Jo.

 

 

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