Afragola. Celebrazione della prima Santa Messa del novello sacerdote don Marco Iengo
La comunità parrocchiale di S. Marco all’olmo in Afragola, grata al Signore per il dono del sacerdozio al novello pastore don Marco Iengo, ha partecipato, il 16 giugno scorso, in un clima di fervida gioia, nella piazza all’esterno dell’omonima Parrocchia, alla prima Santa Messa di un suo figlio spirituale, la cui vocazione è sorta e si è rafforzata all’interno dell’Azione Cattolica e nel cammino del Movimento Neocatecumenale, ambedue le realtà ecclesiali guidate, sostenute e servite dal parroco don Peppino Delle Cave. La solenne concelebrazione, animata dal coro parrocchiale con canti di gloria e di lode al Signore, è stata preceduta dalla processione iniziata dalla chiesa di S. Marco in Sylvis, in un percorso orante, fino alla Piazza predetta,“segno” di Chiesa in uscita, che va incontro alla gente in cerca di un senso alto del vivere, di uno sguardo soccorrevole nella solitudine dell’anima, di una mano tesa a sollevare chi cade sul sentiero accidentato della vita, di un abbraccio accogliente per assaporare la tenerezza di Dio.
Nella sua prima omelia, don Marco, facendo riferimento al brano biblico declamato in cui Salomone chiede al Signore “un cuore umile e docile”, ha esortato i fedeli a invocare Gesù, “nell’Ottava della Solennità del Suo Sacro Cuore”, per ricevere il dono di un’umanità sincera, “perché quando viene meno in noi l’umanità vera si spezza il legame divino con il Signore che si è fatto uomo per noi, per renderci consapevoli che siamo stati redenti dal Suo amore, dalla Sua misericordia. Ed è tale consolante certezza di figli amati, abbracciati dalla tenerezza del Padre celeste a rendere feconda la nostra fede che, pur tra ripensamenti, paure e lotte interiori, rende il cuore di ognuno di noi autenticamente umano, capace di fare della nostra vita un dono da condividere e non un bene da possedere.
La sollecitazione di Gesù ad andare in tutto il mondo a predicare il Suo Vangelo, ha sottolineato don Marco, comporta la disponibilità ad imparare da Gesù “mite e umile di cuore, per essere uomini e donne di speranza, che non si abbassano alla mediocrità, ma si riscoprono veri, vivi, capaci di fare del proprio tempo spazio dell’amore, risorgendo ogni giorno dai sepolcri dell’indifferenza, dell’egoismo, per amare con sincerità, per compiere gesti gratuiti rompendo la logica del proprio tornaconto, per prendersi cura di chi chiede aiuto senza aspettarsi alcuna ricompensa, per tessere legami veri fondati sull’ascolto attento, sul dialogo fraterno, sul rispetto della dignità di tutti. Così ciascuno di noi, ha aggiunto il Celebrante, può affermare come S. Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno” . Don Marco ha concluso l’omelia con l’affidamento del suo sacerdozio a Maria.
Al termine della celebrazione eucaristica, tanti i ringraziamenti di don Marco verso coloro che lo hanno accompagnato con premura negli anni della formazione, sostenuto nei momenti di difficoltà, incoraggiato a raggiungere la meta, pronunciando parole di profonda riconoscenza per ciascuno di loro; ha pronunciato, in particolare, parole di sentita gratitudine per i familiari, l’amato parroco don Peppino Delle Cave, il Rettore del Seminario arcivescovile di Napoli, Mons. Francescomaria Cerqua, i tre confratelli che hanno ricevuto con lui, il 14 giugno scorso, in Cattedrale, l’ordinazione presbiterale – don Nicola Boccia, don Salvatore Porricelli, don Feliciano Tortora -, una rappresentanza di parroci del territorio, tra cui don Carmine Caponetto, don Mmassimo Vellutino, i giovani di Azione Cattolica, prodigatisi con ammirevole disponibilità nella preparazione dell’Evento, il coro, tra cui la limpida voce del soprano Angela Fico, quella acuta e squillante del tenore Antonio Annibale e il flautista Vincenzo Laudiero; inoltre il neo sindaco di Afragola Gennaro Giustino, il prof. Antonio Pannone e i rappresentanti delle comunità neocatecumenali. Dopo il bacio dei fedeli del palmo delle mani del novello sacerdote, che, unte di crisma, sono consacrate per celebrare i Sacramenti nella persona di Cristo, si è vissuto, in un clima familiare, un momento conviviale terminato con la degustazione di una deliziosa torta.
