Commemorazione per l’ artista casoriano Orlando D’Uva

“NULLA DI UNA PERSONA MUORE VERAMENTE”:

SETTANT’ANNI DALLA NASCITA DI ORLANDO D’UVA

Ieri sera nel Teatro della Chiesa San Paolo a Casoria si è tenuta una commemorazione per ricordare un artista nostro concittadino, il pittore Orlando D’uva, in occasione dei settant’anni dalla sua nascita. L’evento organizzato dall’Ingegner Giuseppe Clarino e presentato dall’Avvocato Giuseppe Storti, ha avuto grande successo e ottenuto un numero molto ampio di partecipanti.

 

 

Come indicato sulla brochure, l’obiettivo di questa commemorazione è stato quello di testimoniare e presentare l’opera di Orlando D’uva alle generazioni future. L’organizzazione è avvenuta per volontà di un gruppo di cittadini e il comune non ha messo piede in questo evento, i partecipanti hanno ricordato alcuni aneddoti della vita e delle opere di questo grande artista e il tutto è stato intervallato da intermezzi musicali molto piacevoli. L’introduzione all’evento è stata del Dottor Storti, il quale ha citato una frase latina che dà il titolo al nostro articolo di oggi: “nulla di una persona muore veramente”. Questa frase dovrebbe essere presa come punto di riferimento nella vita di tutti giorni, nel ricordare che la morte non porta via del tutto una persona, in quanto ciò che è stato fatto in vita non potrà mai davvero essere cancellato. Nel caso di Orlando D’uva la testimonianza più evidente della sua presenza tuttora tra di noi sono le sue opere, ma anche quei ricordi unici e meravigliosi che ci regala chiunque ha avuto la fortuna di conoscerlo. A tal proposito una testimonianza commovente è stata quella dell’Ingegner Clarino, organizzatore dell’evento, che ha riportato un ricordo di vita dell’artista , raccontando la sua enorme disperazione interiore, la sua sofferenza  scatenata dalla morte del padre, mentre egli era lontano, una disperazione che  l’artista stesso definiva “Trivellazione dell’animo”. I temi dominanti nelle sue opere sono proprio la morte e l’esistenza disperata, fino a raggiungere un’apparente tranquillità nella fase finale della sua vita, come si evidenzia dalla raffigurazione di numerosi paesaggi, ma resta tuttavia quell’angoscia esistenziale che ha permesso all’artista di regalarci delle opere così straordinarie. Voglio concludere l’articolo riportando una frase dell’Ingegner Clarino che ci permette di capire quanto sia stato forte per lui, l’incontro con quest’artista e uomo straordinario: “si diventa grandi solo quando si perde il cognome e per me, Orlando lo ha perduto”.  

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