Ex compagni di classe insieme in pizzeria per un celebrare una ricorrenza speciale
Marco, Giuseppe, Francesco G. , Francesco R, Giovanni, Antonio, Enzo,Pasquale, Felice, Luigi: è un appello scolastico per speciali alunni che si sono incontrati per la terza volta non nell’aula di una scuola, ma in pizzeria, giovedì 8 ottobre scorso, nel locale “Gaetano Paolella” ad Acerra. Sono, allora, alcuni compagni di classe che hanno voluto festeggiare la conclusione di un ciclo di studi? In tal caso, nulla di eccezionale: molti studenti lo fanno. Perché “speciali”, dunque? Ecco svelato l’arcano: la straordinarietà dell’evento consiste nel fatto che hanno celebrato i sessant’ anni da quando nel lontano 1965 – 66, poco più che bambini, si conobbero per la prima volta nella classe 1° B dell’allora prima media nell’istituto scolastico “ G. A. Rocco” di Afragola. Chi ha organizzato la serata è stato, come sempre, il “gancio” Francesco Russo, che già dalla prima volta, con paziente tenacia, è riuscito a riunire diversi alunni di quella lontana scolaresca. E ancora è alla ricerca di altri compagni, perché ne mancano all’appello alcuni che finora non è riuscito a rintracciare. Francesco – per gli amici Franco- è anche amministratore di un gruppo su wathsapp, che permette ai membri di quell’ amata e indimenticabile classe di stare quasi quotidianamente in contatto. Spesso, basta un semplice saluto quotidiano per mantenere un legame non formale, ma sentito, sinceramente amichevole; un modo anche per scherzare, manifestare gioia per lieti eventi personali, per condividere momenti difficili o ancora per richiamare alla memoria canzoni, film ed avvenimenti di quel periodo lontano custodito come tesoro prezioso nello scrigno del cuore.
Sorprende questo legame che sempre più si rinsalda nel tempo. L’ affiatato gruppo, dopo avere gustato una squisita pizza, si è dato appuntamento a dicembre, prima della feste natalizie. E’ stato molto significativo, e per certi versi anche emozionante, brindare insieme al sessantesimo anno da quel lontano inizio di anno scolastico 1965 -66 con una bottiglia di spumante, portata da Franco. Il punto è proprio questo: in un’epoca in cui tutto si fa in fretta, si va veloci, si corre tra incombenze varie, recuperare il tempo nella dimensione della lentezza, del sostare, “una tantum”, per ritrovarsi, per guardarsi negli occhi, per dedicare qualche ora del nostro quotidiano a rivedere persone con cui si sono vissuti da ragazzi periodi indimenticabili, allegri, spensierati, per fare memoria del nostro passato, non può che animare la vita con relazioni sociali che sollevano lo spirito.
E’ stato dimostrato, infatti, da più ricerche che l’isolamento, la mancanza di rapporti interpersonali, di stimoli influiscono negativamente sul benessere fisico e psichico, soprattutto degli anziani. A maggior ragione, sentirsi parte di un gruppo, riscoprirvi parte delle proprie radici, fare riferimento a esperienze vissute insieme, rivedendosi ragazzini, aiuta a superare anche momenti di sconforto, di cattivo umore e di amarezza. L’incontrarsi intorno a un tavolo gustando una pizza, bevendo una birra, contribuisce a tenere alto il morale, a tenere giovane la mente. A tal proposito, vorrei dedicare al simpaticissimo gruppo seduto al tavolo della pizzeria “Paolella”, in occasione della ricorrenza del sessantesimo anno di amicizia, ricucita dopo molti anni, alcuni versi tratti da una poesia di Samuele Ullman, il grande poeta dell’Alabama, che cercava il sentiero della vita: “Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo, la rinuncia all’entusiasmo li traccia nell’anima […] Essere giovani significa conservare a sessanta o settant’anni l’amore per il meraviglioso, […] il desiderio insaziabile del fanciullo per tutto ciò che è nuovo, il senso del lato piacevole dell’esistenza. […] Voi siete giovani come la vostra fiducia, vecchi come la vostra sfiducia, […] giovani come la vostra speranza, vecchi come il vostro sconforto”.
Non si misura il tempo, allora, dalla quantità dei giorni che si vivono, ma dalla loro qualità, dando vita e luce agli anni, anche nei sentieri impervi percorsi e che si continuano, talvolta, ad attraversare. E uno dei modi è di coltivare le relazioni con amici, di sorridere insieme, di godere di momenti sereni, come quelli vissuti nella serata dell’otto ottobre scorso gustando amichevolmente una pizza, chiacchierando tranquillamente. Un caro pensiero si è rivolto ai compagni di classe che ci hanno preceduto sulle sponde dell’Eternità e ai professori e alle professoresse, che ci hanno fatto da guida per un tratto della nostra esistenza e i cui semi di fortezza, di fiducia, di sprone a sviluppare le personali potenzialità, sparsi nei solchi del cuore, sono successivamente germogliati nel corso del cammino esistenziale. Alla prossima, allora!