Il leader del FLI alla Convention in Abruzzo

Dalla nostra inviata a Lanciano, Serena Percuoco.

LANCIANO (ABRUZZO)- A soli 10 giorni dalla fiducia alla Camera, Gianfranco Fini, nelle vesti di leader di FLi, parla a una Convention in Abruzzo. Dopo il 14- dice- “non mi interessa chi presiederà il Governo, ma cosa vuole fare.

Perché non si può più perdere tempo”. Anche se, aggiunge subito dopo, “non si  può governare un Paese senza una maggioranza degna di tale nome. Auspico che il 15 dicembre si riparta e vengano affrontate questioni che non si possono lasciare a marcire. Se no è un  problema di tutti. Se poi, però, si arriva a dire che i rifiuti di Napoli non ci sono più e che Napoli è pulita, allora non c’é peggior sordo di chi non vuol sentire, e non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere”. E’ duro Fini sul bilancio di questo governo, che così com’è non può andare avanti. Non sembra chiudere totalmente all’ipotesi di un Berlusconi bis, ma a patto che sia fatto su nuove regole, a patto che vengano stabilite nuove priorità diverse da quelle fin ora evidenziate. “Se qualcuno pensa che da qui alla fine della legislatura si riesca a ridurre le tasse per le famiglie e per le imprese, quel qualcuno evidentemente crede a Babbo Natale”, sorride sottolineando che “serietà vorrebbe che su questo si dicesse la verità, perché governare significa assumere delle priorità. Non si prende in giro la gente”.

 E lo stesso vale per la ricostruzione de L’Aquila. Se anziché sostenere una ricostruzione in soli sei mesi per pura propaganda pubblicitaria, Berlusconi avesse spiegato alla gente che ci volevano 10/15 anni per ricostruire il centro, allora la gente avrebbe capito. Questa campagna elettorale permanente, pensa Fini, fa male al Paese ma diventa anche un boomerang per chi la attiva. E lui e i suoi non sono dei traditori, sono solo persone che nell’ottica dell’etica pubblica hanno sentito il dovere morale di sottolineare i punti di disaccordo con il Premier. Hanno sentito l’impossibilità di accettare una legge sul processo breve per come era stata formulata. E non perché non sia giusto rendere certi i tempi della Giustizia, ma per la forza retroattiva che l’altra parte del PDL aveva imposto come condizione necessaria. “Allora- dice Fini- per una volta non voglio pensare all’artefice del crimine, ma alle vittime. Cosa avrebbero dovuto pensare se dopo tre anni che sono in processo, hanno pagato l’avvocato, hanno speso risorse ed energie, gli si fosse detto che non era possibile andare avanti perché il processo ha tempi brevi”. Ecco perché la mozione di sfiducia al governo “non é un complotto della sinistra, dei comunisti, ma un atto di uomini e donne responsabili che negli ultimi 10 o 15 anni hanno collaborato con Berlusconi”. Il quale, a dire del presidente della Camera, “perde i pezzi perché più lo si conosce e più si capisce che per lui governare vuol dire solo comandare”.

 

 

 

 

 

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