Casoria rincontra Roberto Fico

4 dicembre 2015: Roberto Fico, deputato del movimento cinque stelle , membro del Direttorio e  presidente della commissione Rai, ritorna a Casoria per discutere di televisione pubblica  e rapporti tra la base ( i gruppi territoriali,altrimenti detti meetup ) e i vertici del partito ( gli eletti nelle file del movimento , che nell’enfasi generalizzata si definiscono semplici portavoce) .

Era il 24 ottobre del 2014 quando l’onorevole Fico , in seguito all’ iniziativa del movimento 5 stelle campano denominata SPAZZATOUR svolgeva un sopralluogo ispettivo sulla discarica della Cantariello, lo scabroso mucchio di rifiuti e collusioni , più o meno visibili, che da oltre dieci anni suggellava l’impasse ( e soprattutto l’incapacità ) delle amministrazioni locali e regionali.

L’evento, organizzato dal meetup amici di Beppe Grillo di Casoria, comincia intorno alle 18,00 nell’aula convegni della scuola Padre Ludovico di Casoria.

L’onorevole Fico saluta una platea gremita in ogni ordine di posti: sono intervenuti, per l’occasione, attivisti da tutta l’area metropolitana , dai paesi  vesuviani, dal salernitano, persino dalla penisola sorrentina.

La prima parte del convegno è dedicata al lavoro in Rai: l’onorevole Fico parla in qualità di presidente dell’organismo di vigilanza; la sua testimonianza restituisce l’immagine desolante di un’azienda pubblica fortemente politicizzata in cui, un CDA di nominati dai partiti, lungi dall’agire in piena autonomia, finisce spesso per tradire il suo mandato: la pubblica utilità.

Con poco rammarico ricorda il suo sforzo, spesso frustrato, di garantire una condotta trasparente e soprattutto efficiente.

Non mancano gli aneddoti: che talora assumono i connotati del grottesco. Come quando il presidente della vigilanza si accorge che la Rai è in trattativa con Comunicazione e Liberazione per i diritti d’immagine: si parla di un esborso di 750 000,00 euro in tre anni ( soldi pubblici ) per seguire e promuovere l’attività  socio-politica del movimento di ispirazione cattolica riconosciuto dal Vaticano ( per alcuni potente holding ) che conta in Italia circa 300mila simpatizzanti ( una risicata minoranza di gran peso …. ).

Oppure quando riesce a sventare, con un sua caparbia indagine, la svendita sottobanco di RAI WAY , ovvero delle infrastrutture del servizio pubblico ( antenne e ripetitori ) scatenando le ire di Berlusconi.

O ancora di come e quante siano le violazioni della tv privata, in particolare del grande concorrente mediaset in tema di informazione, e di come l’AGCOM , L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni , che pure dovrebbe tutelare il pluralismo e la libertà d’informazione sanzionando i comportamenti scorretti,  spesso  si limiti solo a “ redarguire  “  i trasgressori.

Rivendica dunque con orgoglio la soppressione della pubblicità sul canale pubblico che trasmette unicamente per i bambini, che non possono essere considerati dal servizio pubblico meri consumatori,e  lancia la sua sfida per eliminare dalla RAI ogni forma di pubblicità per le concessionarie del gioco d’azzardo: la ludopatia è un vero cancro del nostro tempo, una dipendenza esiziale come quella da stupefacenti, che annienta prima psicologicamente , dunque socialmente gli individui, distrugge intere famiglie, disgrega il tessuto sociale. Un vero morbo asservito alle ragioni del mercato che un servizio pubblico non può e non deve assolutamente promuovere.

Esaurita la discussione sul servizio pubblico si affronta il tema scottante del rapporto tra base ed eletti.

“I meetup –  ovvero i gruppi dei simpatizzanti del movimento che agiscono sul territorio- sono il cuore dell’attivismo sano”. A questo punto scatta però la contraddizione:  il simbolo del cinque stelle può essere usato solo dalle liste certificate e dai portavoce fino allo scadere del mandato. Bisogna tener ben presente il distinguo tra attivismo, ovvero attività volontaria nel sociale e/o nel politico, rigorosamente non retribuita, che nasce dalla pretesa di reagire del semplice cittadino alla cattiva amministrazione locale, è movimento politico, quello rappresentato nelle istituzioni dagli eletti, che possono fregiarsi delle stelle, ( se preferite i gradi ) della titolarità del brand politico e ovviamente, delle retribuzioni .

Le ragioni sono ben chiare ai vertici, che intendono sventare l’assalto alla diligenza, l’occasione low cost  di carriera politica di tanti opportunisti ,un po’ meno alla base che si sente tradita e abbandonata in una lotta, spesso impari, contro i poteri locali, politici e/o criminali, lasciata alla mercé di  approfittatori ,che millantando una presunta affiliazione col movimento, tentano di accreditarsi politicamente.

Si tenta di scongiurare la nascita di strutture politiche territoriali che ridurrebbe  il consenso spontaneo e disinteressato ad un elettorato clientelare,dove  l’idea originaria del movimento,di partecipazione democratica alla vita politica, finirebbe per degenerare  in semplice corsa alla carica, all’accaparramento del ruolo ben remunerato.

Insomma sembra che il Direttorio, l’organismo di vigilanza territoriale progettato nel 2014 dall’accoppiata Grillo Casaleggio per arginare l’autarchia dilagante, sia animato dal “nobile intento di tenere i mercanti fuori dal tempo”.

Il rischio però è che fuori dal tempio restino soprattutto i fedeli …

L’ultima campagna regionale ha seminato non poco scompiglio : atteggiamenti assunti, per niente esemplari e piuttosto partitocratici, da buona parte dei candidati e dai loro “ sostenitori” ha di fatto ridimensionato la grandezza del progetto iniziale: spesso i “francescani della politica” hanno agito come più cinici “ gesuiti”.

Roberto Fico, uomo di Grillo della prima ora- e pochi altri come e insieme a lui –  ha il gravoso compito di evitare che “il sogno si infranga prematuramente”, che la sciorinata “ rivoluzione culturale”, la missione moralizzatrice  dei costumi – non solo politici, ma soprattutto sociali- si esaurisca in uno slogan populista. Risulta in tal senso interessante quanto detto da un attivista di Casoria durante uno degli ultimi interventi:  “ […] Forse quella lettera, Roberto, andrebbe scritta anche per qualche portavoce …”

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