
Quale valore ha il patrimonio artistico in Italia? E’ questa la domanda che mi pongo e vorrei porre alla classe dirigente nazionale, alle compagini governative locali, alla società civile, alle associazioni culturali e agli storici dell’arte dopo il grave episodio della scomparsa dalla villa comunale di Casoria di un’opera dell’artista giapponese Kawakami.
Ancora più sconcertante l’ipotesi della vendita come merce di poco valore e, quindi, della sua degradazione a manufatto utile solo per ottenerne un profitto economico, seppur modesto . In verità, a ben riflettere, non c’è da stupirsi: forse che l’arte in Italia non è esclusivamente considerata un business e basta? Da molti anni a questa parte, il pensiero unico di chi ci governa è il seguente: il patrimonio artistico e culturale del “Belpaese” va valorizzato nella misura in cui permette di alzare il PIL, di contribuire allo sviluppo economico, di incrementare il turismo . Certo, ben vengano anche questi vantaggi di utilità pratica, ma non va assolutamente dimenticata la funzione civile e umana di tutte le opere d’arte, questa, sì, primaria e fondamentale per contrastare un penoso processo di disumanizzazione in atto, a tutti i livelli.Cosa è successo, invece? I politici, da decenni, hanno delegato a privati, mecenati e ad imprese il nostro inestimabile patrimonio, i quali ne hanno ottenuto profitti ingenti, senza che in cambio ci sia stata una sua effettiva riqualificazione e rigenerazione. Risultati? Solo limitando il campo alla nostra Regione, è sotto gli occhi di tutti in quale stato di degrado fino a poco tempo fa versava Pompei . Eppure l’articolo 9 della Costituzione recita che “La Repubblica tutela il paesaggio storico e artistico della Nazione.” Pensate : l’Italia, come ha scritto lo storico dell’arte Tomaso Montanari, “è l’unico Paese al mondo che ha messo l’arte tra i principi fondamentali della sua Costituzione”. Domandiamoci: per quale motivo? La risposta è una sola: per essere più liberi, più uguali, maggiormente consapevoli di appartenere a una comunità di persone unite da una stessa storia, da una medesima cultura e lingua, pur nella varietà di tante contrade con le loro tipiche tradizioni. Le opere artistiche, che tutto il mondo ci invidia, al di là della loro impagabile bellezza, aiutano a ravvivare in noi l’orgoglio di essere italiani, a rinsaldare il vincolo dell’unità, a nutrire un amore viscerale per il bene comune . E’ deprimente che nelle scuole, anche quelle liceali, la Storia dell’arte si sia ridotta a disciplina “cenerentola”. Il patrimonio artistico è un bene di tutto il popolo, devono poterne godere tutti e tutti, primariamente coloro che governano a livello locale e nazionale, hanno il dovere di tutelarlo. In Italia, amareggia non poco constatarlo, si ignora completamente il valore civico, etico e culturale dell’arte, compresa quella contemporanea Ci si accalora, osservando i capolavori, solo se si considera il loro valore economico. Quindi, la domanda di fronte ad un’opera , in questa società affaristica e venale, è: “Qual è la sua valutazione in denaro”? Come richiesto all’Amministrazione comunale, a suo tempo da Troise, le opere artistiche date in concessione al Comune da Manfredi andavano assolutamente protette con recinzioni, come un bene prezioso. Ma, si potrebbe obiettare, sono opere di artisti stranieri! Ancor di più, allora, occorreva, e si è ancora in tempo, da Settembre, organizzare incontri culturali in villa con gli studenti per spiegare il loro valore educativo, estetico, sociale e civile.
Termino, a tal riguardo, con una riflessione del già citato prof. Tomaso Montanari, tratta dal suo libro: “Le pietre e il popolo”: “Vorrei convincere gli Italiani che l’arte non è un’industria, non è un luna park e non è il caviale: perché se così fosse la Costituzione non la difenderebbe. Recuperare, restaurare, rendere accessibile e comunicare (cioè rendere comune) il patrimonio vuol dire attuare la Costituzione: restituire, cioè, ai cittadini la sovranità piena su un bene comune che è una parte fondamentale della loro identità. E non penso solo ai musei, che contengono la parte minoritaria, e più sana del patrimonio: penso alle chiese, ai palazzi, ai castelli, alle piazze, all’immenso tessuto artistico e storico fuso con l’ambiente che fa dell’ Italia un paese unico al mondo. “
Consideriamo, continuando il ragionamento di Tomasi, la nostra Casoria: contiene tesori preziosi, poco valorizzati, da far conoscere ai casoriani, per offrire loro qualcosa che permetta di elevarsi al di sopra degli angusti orizzonti materiali dell’esistenza, che consenta di nutrirci di civiltà, di un passato in cui si radica la nostra vita, per crescere simili ad alberi con i rami protesi verso l’alto, verso un futuro più civile, più dignitoso, più umano.