Nel nuovo diritto della crisi, la gestione dei debiti tributari si conferma uno snodo decisivo per l’esito dei processi di ristrutturazione. In questo quadro si inserisce il contributo del prof. Ezio Stellato – dell’Istituto Friedman – in “I creditori pubblici nella crisi d’impresa: la transazione fiscale tra tutela dell’interesse erariale e ristrutturazione aziendale”, pubblicato nel volume “Diritto della crisi 4.0 – Istituti a confronto” (Pacini Giuridica), curato da Michele Monteleone e Stefania Pacchi, con il coordinamento di Gianni Capobianco.
L’analisi mette a fuoco il ruolo crescente dei creditori pubblici – in particolare dell’Erario – nelle procedure di regolazione della crisi, evidenziando come la transazione fiscale sia ormai uno strumento centrale per la sostenibilità dei piani di risanamento.
Il contributo approfondisce i profili di “negoziabilità” della pretesa tributaria, i limiti normativi e applicativi dell’istituto e il suo coordinamento con gli strumenti previsti dal Codice della crisi, dagli accordi di ristrutturazione alla composizione negoziata.
Particolare rilievo è attribuito alla dimensione operativa: la posizione dell’Amministrazione finanziaria incide in modo determinante sulla fattibilità dei piani e sulla continuità aziendale, rendendo necessario un approccio sempre più strutturato nella formulazione delle proposte fiscali.
Il quadro si inserisce in un contesto economico ancora segnato dagli effetti della pandemia, cui si sono aggiunte le tensioni derivanti dallo scenario geopolitico e dalla guerra globale, con ricadute dirette su liquidità e indebitamento delle imprese. Ne deriva una diffusione di situazioni di crisi concrete che richiedono strumenti efficaci e una crescente collaborazione tra sistema pubblico e operatori economici.
In questo scenario, si rafforza anche una riflessione di fondo: la crescente centralità del Codice della crisi è in parte conseguenza di un sistema fiscale percepito come sempre più gravoso. La pressione tributaria, in molti casi, incide in modo determinante sugli equilibri finanziari delle imprese, fino a diventare un fattore strutturale di crisi. Si delinea così una tensione tra il ruolo dello Stato come creditore e quello di garante della continuità economica, con il rischio di un approccio ambivalente: da un lato il sostegno ai processi di risanamento, dall’altro una pressione fiscale che può contribuire ad aggravarli.
In questa prospettiva si inseriscono anche alcune riflessioni della dottrina economica liberale, da Milton Friedman in poi, che sottolineano come un eccesso di imposizione possa ridurre la capacità produttiva e comprimere gli incentivi all’attività economica, incidendo negativamente sulla crescita e sulla stabilità delle imprese.
Ne emerge un quadro in cui il bilanciamento tra interesse erariale e salvaguardia dell’impresa non è solo un principio, ma un passaggio tecnico decisivo per la riuscita delle operazioni di ristrutturazione.