Misfit like a clown

 

Debutterà domenica 5 dicembre 2010 alle ore 18.00, al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli (in replica l’11 gennaio, il 3 maggio e nelle maratone del 16 gennaio e dell’8 maggio), Misfit like a clown, l’assolo di Daniele Fior, scritto e diretto da Linda Dalisi. Il monologo rientra nella sezione Teatro Anatomico, sei focus ad opera di sei registi su altrettanti personaggi in uno spazio teatrale circoscritto, all’interno del progetto Fondamentalismo, a cura del direttore artistico Antonio Latella.

Lo spettacolo è prodotto dal Nuovo Teatro Nuovo di Napoli e si avvale della co-produzione del Napoli Teatro Festival Italia e della Fondazione Campania dei Festival, che sostengono l’attività della compagnia stabile nel biennio 2010-2012.

Liberamente tratto da “Opinioni di un clown”, capolavoro letterario di Heinrich Böll, Misfit like a clown porta in scena il Fondamentalismo del disertore. La regista e drammaturga Linda Dalisi pone un interrogativo: si può lottare contro un sistema? Ci si può sottrarre alle sue “regole del gioco”?

Attraverso la finzione di un gioco da tavolo, Mencsch-ärgere-dich-nicht (Uomo non diventare matto), che Hans, il clown del romanzo di Böll, amava fare per rilassarsi in compagnia della sua donna, seguiamo un percorso che porta all’accettazione di una perdita.

Un gioco, le sue regole, il suo potere di regalare ai giocatori “questo meraviglioso senso di vuoto…soltanto i rumori, il tintinnare dei dadi, lo spostarsi delle figurine, il clic quando si colpisce una figura avversaria” per rispedirla alla casella d’inizio.

Se la pedina del gioco, però, fosse “il disertore” e prendesse la decisione di sottrarsi alle norme stabilite, di ignorare le regole, quali sarebbero le conseguenze? Hans racconta il fondamentalismo del disertore. Reclama il suo amore, rivuole indietro la sua donna, plagiata dai salotti cattolici del dopoguerra.

Muove se stesso sul grande tabellone di un gioco, troppo più grande di lui. Diserta. Fa obiezione. Spera. Tira il dado, e spera che il numero lo porti in una direzione opposta a quella prevista dal sistema.

Sia il lavoro sul costume di scena (a cura di Graziella Pepe) sia quello sulle musiche (a cura di Franco Visioli) hanno contribuito a inserire quelle sgranature tipiche del cinema muto, mentre lo studio sugli elementi scenici parte dall’idea di confondere il confine tra astrazione e realtà.

“Reale ciò che non esiste e irreale ciò che ho vissuto” dice Hans, dichiarando quanto l’orrore della guerra e della perdita sia impossibile da accettare, contro la forza costruttrice dell’immaginazione e dell’arte.

Share This Post