LUIGI DE FILIPPO, CALA IL SIPARIO

 

Anche su Luigi De Filippo cala il sipario. Con lui, figlio di Peppino e nipote del grande Eduardo, la tradizione teatrale partenopea perde sicuramente uno dei maggiori esponenti, ultimo erede di una famiglia che ha raccontato sulle scene la lotta quotidiana dell’uomo per dare un senso al proprio essere al mondo.

La cultura italiana è a lutto per aver perduto un punto di riferimento. Luigi De Filippo, versatile e poliedrico, è passato dalla farsa alla commedia, dalla commedia al dramma, dal grottesco all’ironia con estrema facilità, dando concretezza all’enigma che si cela nel cuore umano e che anima la storia.

L’attività teatrale è stata per lui un’alchimia in cui il razionale è entrato al servizio delle emozioni, con la lucida consapevolezza che sono proprio le “emozioni” a dare colore e tono alla nostra vita. Quasi come in un rito, Luigi De Filippo ha reso l’attività teatrale non solo spazio privilegiato per esprimere nel modo più semplice, spontaneo e diretto possibile, la vitalità dell’essere umano ma anche un luogo dove creare e dare forma alla relazione, con sé, con l’altro, con gli altri.

Una grande magia è stata sicuramente quella di riuscire a passare dal tempo reale a quello immaginario, in una sorta di sospensione temporale dove la creatività ha preso forma nel corpo della rappresentazione, dando concretezza catartica ai desideri, alle paure, ai sogni , alle fantasie, ai fantasmi, alle emozioni, dalle più semplici alle più complesse che si nascondono nei meandri della psiche umana.

Oltre che poliedrico attore e regista attento, intelligente, sensibile, Luigi De Filippo è stato anche autore di commedie di successo. Le sue opere, fra cui “La commedia del re buffone e del buffone re”, “Storia strana su di una terrazza napoletana”, “Buffo napoletano”, “Come e perché crollò il Colosseo”, “La fortuna di nascere a Napoli”, sono state più volte rappresentate in teatro oltre che in televisione, sia in Italia che all’estero. A sua firma anche alcuni libri: “Il suicida”, “Lo sgarro”, “Pulcinella amore mio!”, “il segreto di Pulcinella”, “Buffo napoletano”, “De Filippo & De Filippo”, “Oje vita, Oje vita mia!”, “La fortuna di nascere a Napoli”, e l’autobiografia “Un cuore in palcoscenico”.

Ha calcato le scene fino a metà gennaio con la straordinaria “Natale in casa Cupiello” di Eduardo, al teatro Parioli di Roma, di cui era direttore artistico. E qui lunedì scorso è stata allestita la camera ardente, dove in processione tanti colleghi hanno voluto porgergli l’ultimo saluto, così come al funerale nella Chiesa degli artisti. A 87 anni ha lasciato definitivamente il palcoscenico per entrare nella dimensione del mito: i miti non hanno età, non invecchiano e non tramontano mai.

Vittoria Caso

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