La scelta di ieri. Il voto dato a Carfora doveva e deve servire per ripulire Casoria

Inizio con una citazione esagerata, l’autore di tantissimi della mia generazione, Milan Kundera. Si arrabbia, in “L’Immortalità” con la mia categoria, I GIORNALISTI e scrive”chi ha dato ai giornalisti il potere quasi divino di fare domande. Un potere che, ritiene il grande scrittore ungherese, sarebbe ormai superiore perfino a quello della politica”.

In realtà, interrogare chi abbiamo di fronte (uomo di governo, candidato Sindaco o Parlamentari) è semplicemente il nostro dovere, il più grande ma anche l’unico che dia senso a un giornale che voglia svolgere un servizio ai cittadini – lettori.

Per questa ragione il Settimanale Casoriadue ed il Portale di Informazione Casoriadue.it, assolvendo al compito di difensore civico di una Città complessa e inafferrabile come Casoria, pose, nel maggio 2011, a tutti i Candidati

Sindaci alcune domande su come essi intendevanono affrontare il loro compito: con quali idee, con quale metodo e soprattutto con quali risorse, dal momento che le casse del Comune erano vicinissime al dissesto finanziario e che le emergenze rendono la vivibilità dei casoriani vicina allo zero.

 

Le risposte che ottenemmo, allora,  furono  semplici e riconducibili a tre pilastri: 1)liberare la Città dai rifiuti che la opprimevano; 2)riorganizzare una periferia frastagliata che non ha la forza né gli strumenti per garantire ai cittadini i servizi dovuti con il pagamento dei tributi; 3) far ripartire i progetti di espansione e sviluppo di alcune aree (vedi l’Interscambio Commerciale “Ovulo”, PIU Europa, Puc, Pip, etc.) individuate come piattaforma per investimenti e lavoro, in una Città che ha battuto tutti i record di disoccupazione, giovanile e non. Venisse realizzato solo questo – per Casoria è il massimo – sarebbe già una svolta, una piccola rivoluzione contagiosa, forse per tutto il Sud.

A Enzo Carfora,  Sindaco, scelto a maggio 2011, ad abitare le stanze del Palazzo di Piazza Domenico Cirillo, chiediamo qualcosa in più.

Pretendiamo che Casoria non diventi più lo zimbello di Afragola, Sant’Antimo, Mondragone e Casal di Principe (non me ne vogliano i tantissimi amici di calcio che ho in quelle Città; loro sanno bene che come io invidio la loro appartenenza alle loro terre così pretendo rispetto per la mia Città). Che una delle Città più belle ed importanti della periferia di Napoli  non diventi l’emblema dell’immobilismo, il sinonimo dell’inefficienza.

Pretendiamo, insomma, una Città normale che abbia la forza di additare da sé ciò che non va e di isolare, attraverso il VOTO, le mele marce senza veder spalmare il marcio dappertutto.

Fonte: Il Mattino.

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