Incontro con l’artista Enzo Marino

Ci sono persone che possono apparirci grandi solo perché lontane: la distanza accentua la nostra adulazione ed essere esterofili sembra essere diventato uno status permanente nel mondo dello spettacolo, così come in quello della musica e dell’arte.

Eppure spesso basta percorrere poca distanza, pochi chilometri o, addirittura, pochi metri per incontrare qualcuno che incarna la dimensione della passione, quella che spesso abbiamo dimenticato e che ricerchiamo in cose o idoli distanti.
Enzo Marino ci accoglie nel suo studio di Casoria, circondato da alcune delle sue opere d’arte più belle, un vero e proprio santuario di colori e forme.
Siamo da lui per parlare del suo ultimo viaggio in India, ma si parte dalle origini, dal momento in cui ha capito di voler fare, anzi di essere un artista.
“E’ stato da ragazzo, quando un “presunto” artista casoriano mi ha detto di cambiare mestiere, perché non ero portato per l’arte. Lui è scomparso nell’anonimato… io, invece, sto qua ad operare!” ci risponde.
E’ stato in quel momento che Enzo Marino ha capito che, nonostante quell’ammonimento, non avrebbe potuto fare altro e ha continuato il suo cammino seguendo la vocazione artistica che lo guidava.
Una vocazione artistica che, come ci spiega, è molto apprezzata soprattutto all’estero. Gli chiediamo se c’è una differenza tra come l’arte viene concepita in Italia e nelle altre culture.
“Gli italiani hanno una concezione aulica dell’arte. L’artista, qui, opera per storicizzarsi e non per il momento.
I nordici hanno, invece, la concezione di un artista “artigiano”, più vicino al mondo della materia e intento a realizzare per l’immediato.
In Sud-America, dove ho lavorato soprattutto nella produzione di murales, ho notato che vi è una maggior vicinanza dell’arte al vissuto umano, anche se si sta accentuando l’aspetto decorativo rispetto a quello del racconto”
Gli chiediamo dell’India, quello che è stato il suo viaggio più recente.
“Ogni viaggio mi lascia qualcosa, influenza, anche indirettamente, il mio modo di creare”.
Nel suo viaggio, il maestro Marino è passato per Delhi fino ad arrivare alla città di Bikaner, per poi proseguire per Agra per un omaggio ad una delle sette meraviglie del mondo, il Taj Mahal.

 

 

E’ stato proprio a Bikaner che il maestro ha esplicato la sua attività incontrando le istituzioni, il mondo imprenditoriale, professori e studenti di ogni ordine e grado. Nonostante il caldo, ha lavorato in un Atelier allestito proprio per lui, alla  presenza di docenti e professionisti che hanno osservato con attenzione la sua tecnica e il modo intenso in cui il maestro riesce ad armonizzare creatività, tecnica ed effetti visivi.
Inoltre, il maestro ha tenuto un workshop per professori e studenti d’arte, tenutosi nel suggestivo scenario del Bhanwar Niwas Palace dove è stata data prova di un eccezionale talento.
La sua attività artistica in India ha trovato coronamento con la sua partecipazione, insieme ad altri importanti artisti, Sheree Gopal Vyas, Moma Sardaar Dudi e Rounak Vyas, alla “Euro-Indian Art Exibition”, un’esposizione d’arte tenutasi presso la galleria Sudanshara.
Le attività del maestro sono state evidenziate anche dalla televisione nazionale e da diversi quotidiani indiani che hanno sottolineato, con ammirazione, la disponibilità e la bravura del nostro artista casoriano.
Tuttavia, uno dei momenti più emozionanti del viaggio è stata la partecipazione del maestro ad un matrimonio indiano in qualità di ospite d’onore: a sposarsi è stata la figlia di un suo caro amico, giornalista indiano, che ha fortemente voluto la sua presenza.
Alla nostra domanda circa cosa lo abbia impressionato di più, il maestro non esita a rispondere: gli aspetti di vita quotidiana estremamente diversi dai nostri, le forti contraddizioni, l’atmosfera magica-religiosa.
“I colori, sicuramente. Ma anche la sfarzo e la bellezza dell’abbigliamento delle donne: cose dinanzi a cui è impossibile restare indifferenti”.
In effetti, pensandoci, sono proprio i colori che l’occhio di un artista deve aver colto in una realtà così distante dalla nostra. Colori che, dalle foto, appaiono vivaci e forti, ma anche evocativi di un’immensa profondità mistica, tipica della religione indiana.
Colori che sarà arduo far rivivere a Casoria dove, come sottolinea Marino, fare arte a prescindere dall’influenza politica è difficile, per non dire impossibile: eccessive ingerenze dell’amministrazione o pretese astruse hanno spinto Marino ad allontanarsi, per il momento, dalla realizzazione di opere pubbliche nel comune di Casoria e dalla gestione della vita artistico-culturale del nostro Comune.
Un vero peccato. Ma il vero talento trova, spesso, terreno fertile per crescere all’estero dove l’arte viene intesa come categoria nobile ed estranea all’interesse politico: infatti, è nella città di Voitsberg Styria Austria che Enzo Marino sarà ospite nel mese di settembre, donando la propria esperienza a chi, forse, la merita di più di un Comune teso alla gestione di interessi economici a discapito della cultura.

Nel frattempo, attendiamo la pubblicazione del suo libro “Napoli: belle pazzie, false aurore”,  prevista per il mese di Ottobre: una raccolta di racconti su Napoli e Casoria che coniuga sensibilità e bravura di un uomo poliedrico.

 

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