IL VANGELO COMMENTATO DA LAICI: Domenica 27 Novembre.

I Domenica d’Avvento

Mc 13, 33-37 Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Questo Vangelo ci invita a vegliare! Cosa significa vegliare? E’ stare all’erta, attenti. E’ come vigilare il sonno di un figlio che ha crisi di asma, è come vigilare quando deve arrivare l’amato, è come il portiere di una squadra di calcio che è attento ala direzione della palla anche lontana. Questo vegliare è giustificato dall’importanza di ciò che si attende, la madre veglia il figlio asmatico per intervenire alla prima avvisaglia di asma, l’amato veglia l’arrivo dell’amata per unirsi a lei, il portiere veglia i movimenti del pallone per difendere la porta e vincere la partita. Questa frenesia, questa ansia, è tutta dentro questo termine “vigilate”. Ciò che emerge da questo Vangelo è il senso dell’attesa, aspettare, imparare ad aspettare. Nel mondo educativo è fondamentale educare all’attesa. Tutto

subito, tutto adesso, niente attese. Il gusto dell’attesa del regalo perché ci sarà una festa. Le nuove generazioni perderanno il gusto dell’attesa, la frenesia e la gioia profonda della realizzazione delle attese. Non ne sapranno niente. I nostri ripetuti sì, alle richieste dei nostri figli, faranno di nostri figli uomini e donne che non sanno più stupirsi di niente. Qui si parla di attesa, di capacità di attendere qualcosa di buono. Qui un padrone lascia a vegliare sui suoi beni, ha dato il potere ai servi. Vegliare vuol dire esercitare il potere del padrone e avere gli occhi aperti sulla vita che viviamo quotidianamente, vigilando su quello che è buono per te e quello che non è buono. Vegliare è essere vivi. Non vegliare è essere dormienti, spenti, non fare niente di importante, non distinguere le cose buone dalle cose cattive, il termine che indica tutto ciò è “depravato”, cioè colui che non mette alla prova niente, prende tutto e non vaglia niente. Esistono persone che della propria vita hanno fatto un evento straordinario.  Nonostante possano apparire assolutamente normali agli occhi dei propri contemporanei (in certi casi sottoposti ad aspre critiche per comportamenti giudicati poco consoni alla propria condizione), riescono a trasmettere un qualche cosa di non ben definito che, seppure difficilmente spiegabile, lo si avverte con chiarezza. I cristiani sanno che inizia un nuovo anno liturgico, un nuovo tempo, nel quale saranno attenti a dare la testimonianza dell’accoglienza, del saper ascoltare, nel vivere seguendo la legge dell’amore, nel farsi riconoscere come cristiani “vi riconosceranno come miei discepoli se vi amate gli uni gli altri”, di vivere e  dare l’esempio che sta per arrivare: Uno importante, il Bambino di Betlemme, che è capace di far sbocciare la Pasqua in tutti i cuori.

 

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