I CORSARI DELLA NOTIZIA.

E’ EVIDENTE. Ovvio. Il cronista non è un artista e ancor meno uno scienziato. Il suo mestiere è vicino a quello dell’artigiano. Ha un’utilità diretta. Assicura un servizio pubblico indispensabile ad una società democratica: informare. Informare cercando di sfuggire a mille insidie, e tra queste la fiction, l’immaginazione, riservata all’artista. Informare accettando la verità del momento, destinata a cambiare, a evolvere. Una verità esposta alle emozioni e alle insidiose idee preconcette. Questa attività approssimativa, sempre soggetta a correzioni, ad aggiornamenti per avvicinarsi a un’inarrivabile esattezza, è vulnerabile a tanti virus. Virus politici, morali, economici, creati dall’ambizione e dalle intime, soggettive convinzioni.

Il mestiere rivela tutta la sua nobiltà quando per raccontare la verità del momento, effimera ma preziosa, il cronista mette a repentaglio la vita. Allora l’artigiano riscuote il rispetto che gli è dovuto.

Scrivo pensando naturalmente agli ultimi due cronisti uccisi a Homs, in Siria. Il fotoreporter francese, Rémi Ochlik, aveva 28 anni e una faccia da ragazzino e alla collega americana Marie Colvin del Sunday Times.

Non penso che quello del corrispondente di guerra sia una precisa specialità del giornalismo. E’ un’attività che svolgono reporter spesso impegnati in altri campi. Da quello politico a quello culturale.

Quel che distingue chi svolge sul serio il lavoro di reporter di guerra è la necessità anche morale, di “andare sul posto”. Come, purtroppo, hanno fatto Rémi

Ochlik e Marie Colvin e prima di loro i nostri Ilaria Alpi, Milan Hrovatin, Maria Grazia Cutuli e tanti altri (e, davvero, perdonatemi il tanti altri!).

 

Come è allo stesso modo pericoloso, trasferendoci, brevemente a Casoria, raccontare della Cantariello, dei fitti passivi, del cemento di Casoria ed anche il triste degrado sociale, civile, economico, morale e religioso che affligge questa Città, la mia Città, che, non è Kabul e nemmeno Homs ma è Casoria, periferia di Secondigliano e San Pietro a Patierno e confinante con Afragola, Arzano, Casavatore, Volla, Ponticelli e Poggioreale.

Il cronista è un punto di riferimento. Ricorda che il reporter, nel rischio e nella normalità, deve cercare di essere un testimone diretto, non deve dipendere, nei limiti del possibile, dai numerosi e comodi filtri offerti dalla tecnica.

“Il nobile vizio” di “andare sul posto”, di raccontare la realtà nella sua cruda versione. Con la macchina fotografica, la biro ed il taccuino e scavalcare tutti gli ostacoli che si frappongono tra i cronisti e la verità vera, sia pure la verità del momento, e penso alle barriere per non far vedere i lavori che si starebbero facendo allo Stadio Comunale San Mauro ed al I Circolo Didattico di via San Mauro e …..tanto altro.

FONTE: la Repubblica.

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