Gli sprechi, la crisi ed una certezza: anche Casoria è Fortapasc!

Non c’è la guerra di camorra, ma c’è quella del degrado. Bisogna scegliere da che parte stare!

Settembre è il mese in cui si riparte dopo la pausa estiva. Quest’estate a Casoria è stata caratterizzata dalle polemiche in merito all’assunzione di sette dirigenti. Il filo diretto tra le notizie nazionali sui sacrifici da imporre agli italiani ed i tagli agli Enti Locali prevedeva delle contraddizioni con le scelte dell’amministrazione Carfora: anticipare i fondi regionali sul reddito di cittadinanza (225mila euro) e la nomina di sette dirigenti esterni. Il destino di Casoria è di andare contro-corrente: ricordo ancora l’affermazione socialista post-Tangentopoli con Sgarbi nella sua trasmissione “Sgarbi Quotidiani” che apostrofava la nostra città come un luogo da cancellare. Ancora una volta Casoria l’ha fatto: nell’Italia dello “stringere la cinghia” ha deciso subito di mettere mano in maniera consistente al proprio bilancio. La Rai ha deciso di iniziare il mese di Settembre, trasmettendo Fortapasc, il film di Marco Risi dedicato al barbaro assassinio di Giancarlo Siani, avvenuto il 23 Settembre 1985.

Guardando quel film per l’ennesima volta, pensavo a Casoria, alle sue differenze con Torre Annunziata degli anni ’80, a cosa significa crescere in una terra dove vige la “pax mafiosa”, guardando invece le tensioni di un territorio con una guerra di camorra in corso.

Mi venivano in mente le scene della più recente battaglia tra i Di Lauro e gli scissionisti a Scampia; come un album fotografico scorrevano immagini tra le mie riflessioni sul destino di una terra, dove l’abbandono da parte della politica fa rima con la pesantezza del “vivere quotidiano”. Pensavo a quanto male ha fatto alle mie generazioni cresciute vedendo sorgere i centri commerciali come se fossero i palazzoni di Via Gluck la guerra tra i Moccia ed i Magliulo ad Afragola negli anni 70’, che ha fatto saltare l’arrivo di Disneyland. Potevo vivere la mia infanzia tra i turisti gioiosi nell’abbracciare Topolino e Paperino ed invece l’ho trascorsa dando calci ad un pallone nel bel mezzo del cemento, senza un cinema, un teatro con uno stadio chiuso troppo presto e con un bel palazzetto utilizzato troppo poco, per non parlare dell’eterno degrado che affligge la villa comunale.

Ho pensato che Casoria, anche se non pervasa da una guerra di camorra, è Fortapasc e quanto fanno male alla nostra terra i “predicatori del nulla”, quelli per cui Gomorra, Fortapasc, La Piovra sono dei frammenti di cattiva immagine, piuttosto che splendidi racconti di dinamiche sociali da cui nessuno si può sentire escluso. Torre Annunziata, Scampia e tutti i luoghi afflitti dagli scontri tra clan vengono bombardati dal rumore degli spari, Casoria invece è stata massacrata da “bombe di degrado” e montagne di rassegnazione collettiva.

Siani, nel dialogo con gli studenti del liceo, dice: “Bisogna scegliere da che parte stare”. La camorra, che avrebbe molte difficoltà ad affermarsi senza il sostegno della classe politica che ha condiviso con gli appalti la “conquista del cemento” e con il proliferare delle discariche e le proprie mancanze in merito alla politica ambientale il “business dei rifiuti”, ha acquisito il suo strapotere grazie alla “zona grigia” dei nostri comportamenti. Le espressioni come “pur o parcheggiator addà campà”, il cavallo di ritorno, la testa abbassata davanti alla prepotenza quotidiana, fino alla denuncia non compiuta dopo un furto per paura di ripercussioni, sommate come un insieme di “proiettili immaginari” ha devastato il nostro territorio. Uno dei più grandi narratori della storia, come Eduardo De Filippo, diceva: “A bott re dicer è cos e nient, amma diventat na cos e nient”. Perciò si può affermare che Casoria è Fortapasc, perché c’è un assedio da cui bisogna resistere con una risposta quotidiana fatta di piccoli gesti che quotidianamente possono dare la prospettiva concreta di un cambiamento. Lo sa bene l’assessore Tignola, unica esperienza di effettiva svolta nell’amministrazione Carfora, che Casoria è Fortapasc, in guerra tra chi vuole la propria città pulita e chi è invece è stato abituato all’anarchia, all’impunità ed al trionfo dell’inciviltà. Casoria è Fortapasc perché qui sono tanti i “Nico” (l’amico di Siani con il vizio della droga), che soffrono perché tutto è troppo pesante: dal trovare una sala prove a basso prezzo per esprimersi con la propria passione musicale alla ricerca del lavoro, che come afferma Nino D’Angelo,” è una cosa preziosa e come tutte le cose preziose non si trova”, passando per i diritti più elementari, quelli che la maledetta camorra fa considerare dei “favori”. Molti giovani allora conoscono le sofferenze della depressione oppure trovano come palliativi la droga, l’alcool; altri (la maggioranza) si abituano all’idea che la loro terra deve essere così, ammorbidendo la pesantezza a mo’ di playstation, televisione e computer.

Quanta rabbia provo nel vedere gli amministratori locali, che sommessamente affermano nei confronti di giovani che hanno abbandonato la nostra terra alla ricerca di lidi più fortunati: “Ha fatto bene ad andarsene, qui non c’è niente” oppure sorridendo dicono “Fuitevenne”.

Se lo possono permettere sinceri padri di famiglia, preoccupati dalle condizioni di vita generali, ma non voi, che dovreste essere i rappresentanti della parte di “Fortapasc intenta a  ribellarsi, avendo deciso a tutti i costi di cambiare e pronta a non fermarsi davanti a nulla.

Chi non ha queste qualità, il coraggio che aveva un uomo normale come Giancarlo Siani, che da “giornalista giornalista” scuoteva le coscienze senza accorgersene neanche più di tanto, si faccia da parte sommessamente. Non tutti possono fare la guerra a Fortapasc!

Share This Post