Napoli, città da vivere o città da mostrare?

L’America’s Cup sta arrivando a Napoli e, ancora prima che inizino le regate, la città ha già cominciato a cambiare. Dal 24 al 27 settembre il Golfo di Napoli ospiterà la regata preliminare della Louis Vuitton 38ª America’s Cup, con il Race Village sul lungomare e la possibilità per cittadini e turisti di assistere gratuitamente allo spettacolo. È sicuramente una grande occasione per Napoli, che avrà gli occhi del mondo puntati addosso e potrà mostrarsi come una città capace di ospitare un evento internazionale di grande importanza. Ma ogni grande evento porta con sé anche dei cambiamenti e, in questo caso, anche qualche sacrificio. Già da settembre sono state introdotte modifiche alla viabilità del lungomare, necessarie per permettere l’allestimento delle strutture e lo svolgimento delle regate. Ed è proprio qui che nasce una riflessione: quanto deve cambiare una città per poter diventare una vetrina internazionale? Da una parte è bello vedere Napoli protagonista, con il suo mare, il suo paesaggio e la sua capacità di attirare persone da tutto il mondo. Dall’altra, però, Napoli non è soltanto quella che vedono i turisti. È anche quella dei cittadini che ogni giorno devono andare al lavoro, a scuola, fare la spesa o semplicemente attraversare la città. Per questo un grande evento dovrebbe riuscire a lasciare qualcosa anche dopo la fine dello spettacolo. Non soltanto fotografie, visitatori e qualche giorno di attenzione internazionale, ma magari nuove opportunità, una città più organizzata e spazi che possano essere vissuti meglio anche quando le telecamere se ne saranno andate. L’America’s Cup può quindi essere molto più di una competizione sportiva: può essere un’occasione per capire che tipo di città vuole diventare Napoli. Una città costruita per essere ammirata per qualche giorno oppure una città che riesce a diventare più vivibile per tutto l’anno? Forse la vera vittoria non sarà soltanto quella di una barca sul mare, ma quella di una città capace di accogliere il mondo senza dimenticare chi la vive ogni giorno.

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