Ogni 15 gennaio Casoria celebra il suo Santo Patrono, San Mauro. E quale momento migliore per fare una riflessione e per capire qual è la direzione?
Casoria non è una città qualsiasi sul piano spirituale. È un luogo che, nel corso del tempo, ha intrecciato il proprio nome con figure di santità e di altissimo valore umano, lasciando un’impronta profonda nella storia religiosa italiana. Un patrimonio che, paradossalmente, sembra essere sempre meno conosciuto dagli stessi casoriani.
Qui è nato il Cardinale Luigi Maglione, Segretario di Stato della Santa Sede durante il pontificato di Pio XII, uno dei ruoli più delicati e influenti all’interno del Vaticano. Casoria ha dato i natali anche a San Ludovico da Casoria, frate francescano e instancabile uomo di carità, che ha dedicato la propria vita agli ultimi e agli emarginati, rendendo concreta la parola “accoglienza” ben prima che diventasse uno slogan.
A Casoria hanno vissuto e operato anche Santa Giulia Salzano, fondatrice delle Suore Catechiste del Sacro Cuore, e Santa Maria Cristina Brando, entrambe protagoniste di un percorso umano e spirituale che ha lasciato segni tangibili nel tessuto cittadino. Un intreccio di storie che, se valorizzato, potrebbe raccontare Casoria ben oltre i suoi confini amministrativi.
Da anni il tema del turismo religioso torna ciclicamente nei programmi politici locali. Se ne parla come di una possibilità, di una risorsa da sviluppare, di un’occasione mancata. Eppure non si tratta di un’utopia. Casoria gode di una posizione geografica privilegiata: è vicinissima all’aeroporto di Capodichino, ben collegata a Napoli e inserita in uno dei nodi più strategici della mobilità campana. Una condizione che molte realtà, oggi mete consolidate di pellegrinaggi, non possono vantare.
Il vero nodo, allora, non è “se” Casoria possa puntare sul turismo religioso, ma come farlo. Manca una visione complessiva, un progetto capace di mettere in rete i luoghi legati ai santi, di costruire percorsi riconoscibili, di accompagnare la narrazione spirituale con servizi, strutture e promozione adeguata. Senza questa rete, anche il patrimonio più ricco resta invisibile.
Casoria, nel tempo, non ha saputo trasformare la propria posizione strategica in un punto di forza. Ha spesso disperso energie e opportunità, rinunciando a raccontarsi per ciò che realmente è stata. Eppure basterebbe poco per invertire la rotta: partire dalla propria identità, riscoprirla e renderla accessibile.
Il turismo religioso, da solo, non risolverebbe i problemi strutturali della città. Sarebbe illusorio pensarlo. Ma potrebbe aprire nuove prospettive di lavoro, soprattutto per i giovani, e offrire una possibilità di sviluppo sociale ed economico a un territorio che negli anni ha pagato scelte amministrative discutibili.
Forse, allora, il senso più autentico delle celebrazioni di San Mauro dovrebbe andare oltre il rito. Dovrebbe diventare un’occasione per interrogarsi sul futuro della città, lasciandosi ispirare da chi, prima di noi, ha saputo trasformare la fede, la carità e il servizio in azioni concrete. In questo senso, San Mauro potrebbe davvero tornare a essere non solo il Santo Protettore di Casoria, ma anche il Santo che indica una direzione.