La sofferenza dei genitori dei ragazzi/e morti nell’inferno dell’incendio a Crans – Montana, in Svizzera, é atroce. Zeffirelli, in “Gesù di Nazareth”, rese in maniera drammaticamente realistica la scena del dolore della Madre di Dio quando il Figlio fu deposto dalla Croce: lei, chinata su Gesù, stringendo a sé il corpo, piangeva in modo straziante. La perdita di un figlio è una tragedia che scuote l’ animo materno.
M’ immedesimo, anche come padre, nell’indomabile tormento interiore dei papà. Piangete pure, manifestate,come le vostre mogli, la vostra sofferenza, è segno non di debolezza, ma di profonda sensibilità umana, di forza interiore. Alle madri, un abbraccio empatico: quel figlio/a, perduto/a nell’ incendio è stato nutrito da voi nel grembo per nove mesi, con gli alimenti della dolce attesa, della trepidazione, della tenerezza, del calore, della gioia. Quanto manca, a noi uomini, l’ esperienza straordinaria del generare nel nostro corpo una creatura, sangue del nostro sangue! Un’ esperienza creativa che avvicina le donne a Dio.
Per questo, pur esortando i padri a manifestare il loro dolore, sono ben consapevole che non potrà mai eguagliare il senso tragico della perdita di una “semenza” preziosa, unica per la figura materna: carne della propria carne, essenza della propria essenza. In quel figlio/ figlia perduta nell’ incendio, muore una parte di voi stesse. Ma il miracolo, quale seme di vita che emerge dal fuoco distruttivo – oltre all’encomiabile coraggio di chi ha affrontato le fiamme per salvare qualche vita, – l’ ho sentito nelle parole della madre di una ragazza, prima considerata dispersa e poi, purtroppo, trovata morta.
Rivolgendosi alle sue amiche le ha esortate a vivere intensamente e a gioire anche per la figlia, che amava tanto la vita. Che grande madre e madre grande!! È come dire che l’ amata e adorata figlia può continuare a vivere -e in questo c’è consolazione, pur nella sofferenza atroce – nei gesti d’ amore di chi ha avuto la fortuna di godere della sua amicizia; nelle parole gentili che pronunciano nelle relazioni con i genitori e fra loro, in ogni contesto; nel rigenerare ogni giorno la loro esistenza coltivando la speranza nella forza del bene, perseguendo progetti mirati a rendere bella, gaudiosa, umanamente vivibile la loro avventura umana sulla terra; nell’ aiutare chi, a causa di fragilità, ferite, vulnerabilità non può esprimere appieno le proprie potenzialità, i propri desideri di rendere i giorni del tempo terreno appaganti, ricchi di pienezza di senso.
Che Dio la benedica, signora! Pur nella tragedia, nello scombussolamento dell’anima, è riuscita a pronunciare parole che aprono il cuore al respiro della vita, per continuare nonostante tutto, a risorgere ogni giorno, a non lasciarsi soccombere dal dolore, ma ad attraversarlo, esortando le amiche e gli amici della figlia a farla rivivere nei loro occhi limpidi, nel loro sguardo ridente, nel cuore colmo di bontà Ed è questo il modo migliore di onorare la memoria di sua figlia, di farla vivere nei cuori delle loro giovani amiche. Grazie per la sua toccante e significativa testimonianza di fede, d’ amore, di speranza.
Antonio Botta