Adriana Sabbatini, una delle più note casting director del panorama cinematografico e televisivo italiano (“Tre metri sopra il cielo ”, “Un medico in famiglia”, “Le ali della vita”, “Orgoglio”, “Distretto di polizia 6-7-8”, “Nassirya”, “Maria Montessori”,“Ho voglia di te”, “Il capo dei capi” “I liceali”…) ci ha concesso un’intervista in cui ha parlato anche del rapporto con il padre, Rodolfo Sabbatini, indimenticato promoter di boxe. Le siamo grati per la sua disponibilità a rispondere alle nostre domande.
Lei svolge la professione di casting director. C’è qualche attore che lei ha lanciato e a cui è rimasta particolarmente legata?
Nella mia carriera ho lanciato molti giovani esordienti che ora continuano a godere di grande popolarità. Due su tutti: Bova e Scamarcio.
Raoul e Riccardo, seppur cosi diversi, uno schivo e riservato, l’altro guascone e sfrontato, avevano a vent’anni qualcosa di impercettibilmente magico negli occhi che li accumunava, una luce, un lampo che lasciava intravedere la luminosa carriera che da lì a poco avrebbero intrapreso.
2)E’ stata anche consulente e autrice di numerosi programmi televisivi. Di quali di essi serba un bellissimo ricordo, non solo per il successo di pubblico riscosso, ma anche per la possibilità avuta di crescere professionalmente?
Ho avuto la fortuna di collaborare, giovanissima, con Gianni Minà al mitico BLITZ, un programma che è rimasto nella storia della televisione. E’ stata un’esperienza importantissima per la mia formazione professionale. Grazie ai rapporti internazionali di Minà sono entrata in contatto con grandi personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport come Robert De Niro, Federico Fellini, Vittorio Gassmann, il premio Nobel per la letteratura Gabriel Garcia Marquez, Diego Armando Maradona, Cassius Clay e tanti altri.
Lavorare con Minà non è stata solo una grande esperienza professionale. Mi ha arricchito umanamente facendomi capire i veri valori della vita e per questo non finirò mai di ringraziarlo.
Tra gli altri programmi di cui sono stata autrice e consulente ricordo con grande piacere e affetto “Alla ricerca dell’arca” condotto da Mino Damato e Samarcanda di Michele Santoro.
3)Suo padre è stato un importante promoter di boxe. Ci descriva il rapporto con il suo papà e ci narri un episodio che serba gelosamente nel cuore legato a qualche incontro di pugilato tra due grandi boxeur.
Purtroppo non ho trascorso molto tempo con mio padre e comunque non quello che avrei voluto. Era tutto un continuo salire e scendere da un aereo, da un taxi o da un treno. La sua vita era il suo lavoro. E la boxe era la sua vita.
Era un uomo carismatico, alcune volte ruvido ma leale. L’ho visto farsi in quattro pur di mantenere una parola data e “firmare” i contratti solo con una stretta di mano.
La prima volta che ho assistito a un match di pugilato ero ancora una bambina. Vidi crollare a terra Nino Benvenuti sotto i colpi micidiali dell’indios Carlos Monzon. Era il 7 Novembre del 1970 e i quindicimila spettatori che gremivano il Palasport di Roma si ammutolirono di colpo increduli di fronte alla forza devastante dello sconosciuto argentino a cui nessuno aveva dato credito.
Mi ricordo quel silenzio irreale squarciato dall’urlo animalesco di Monzon che si rese conto, non solo di essere diventato il nuovo campione dei pesi medi, ma soprattutto di aver messo ko anche il suo passato fatto di povertà e di violenza.
Un altro incontro che non potrò mai dimenticare, fu quello per il Campionato del mondo dei pesi superleggeri tra Patrizio Oliva e il picchiatore argentino Ubaldo Sacco. Un match fortemente voluto da mio padre per dare a Patrizio la chance mondiale che aspettava da tempo. Dopo molti rinvii per l’indisponibilità del Campione del mondo in carica si era trovato finalmente un accordo sulla data del 15 marzo 1986. Ma qualche mese prima mio padre ci lasciò prematuramente stroncato da un infarto e di conseguenza anche i sogni mondiali di Oliva sembrarono naufragare.
Poi, messo da parte lo sconforto iniziale, decidemmo con mio fratello Roberto di portare a termine quell’avventura organizzando noi il match a Montecarlo. L’incontro fu esaltante e dopo 15 riprese vissute con il fiato sospeso, Patrizio, che disputò il match della vita ribattendo colpo su colpo e soffrendo stoicamente nelle ultime tre riprese, divenne il nuovo Campione del mondo.
4)Proprio al suo papà è dedicato il romanzo”The Dancer – Storia d’amore e di pugni in 12 round” scritto da lei insieme a Liliana Eritrei. Ci dica almeno due motivi per invogliare i lettori del nostro sito a comprarlo e a leggerlo durante le prossime vacanze natalizie.
Perché è un romanzo avvincente con un taglio cinematografico, e perché racconta di un miracolo sportivo, quei miracoli che solo lo sport può regalare trasformando storie di uomini semplici in imprese epiche. Il pugilato è come la vita: si può finire ko e risorgere in dieci secondi. In fondo, come diceva il grande Marvin Hagler “ The Marvelous”, i pugni non solo altro che ruvide carezze…