IL PROBLEMA SINDACO

Tommaso Casillo è, credo, il più grande affabulatore politico della Casoria moderna. Quando parla, racconta, ai giovani e ai meno giovani, storie bellissime ma inverosimili che lasciano interdetti: che so: “governare le istituzioni deve derivare dal consenso elettorale”; “è stata perpetuata una corsa a rapinare questa Città delle poche funzioni che aveva”; “tutte le cosiddette opere pubbliche che Polizio dice di aver realizzato sono avvenute con la politica del debito. Ricordate la Cassa Depositi e Prestiti?”.

Tommaso Casillo si scurisce, e perde la sua aria allegrotta e sorniona, esclusivamente quando si parla dei gravi problemi di Casoria. Lo contestano su tutto, nonostante 2800 voti alle ultime regionali: le incapacità dei suoi generali e quelle dei suoi soldati semplici. Molte cose, a Casoria, non funzionano: Villa Comunale, Stadio, via Cavour, la rotonda di via Boccaccio; non c’è problema reale ed ordinario che non sia in questa Città diventato emergenza. E così Casillo, nella conferenza stampa da lui organizzata in biblioteca comunale: “l’esperienza di questi quattro anni e mezzo di governo della Città, pur riconoscendo l’inesperienza ed il noviziato di questa coalizione, sta a dimostrare a noi tutti, ma al mio gruppo in particolare (Api ndr), che all’interno sia della Giunta Municipale che del Consiglio Comunale non si è mai manifestata un’unitarietà di intenti bensì il contrario. Voti contrari, astensioni. Grado di coesione scarso”.

Casoria, città maliarda e dagli umori sanguigni è fatta così: è nata per essere incontentabile e per coltivare uno spirito esigentissimo e sferzante verso i nemici, soprattutto, ma anche nei confronti di chi ama. La storia di Casoria, nei secoli, è punteggiata da questi umori e dalle battute taglienti che hanno distrutto personaggi di grande caratura e difficilmente riciclabili. Il casoriano è un buontempone che sa diventare cattivo con chi tradisce la sua fiducia. Lo sanno in tanti: nelle arti, nella politica ed anche nel calcio e specie al Comune dove non è facile lavorare.

Prima di arrivare allo scioglimento del consiglio comunale abbiamo assistito, in questi quattro anni e mezzo, ad una opposizione per niente impulsiva ed anche troppo frenata che ha costretto la maggioranza ad attaccarsi a vicenda, fino alle dimissioni di 8 consiglieri di maggioranza. Se fosse stata una strategia, e vi assicuro non lo è stata!, dovremmo dire bravi a Massimo Iodice e compagni.

C’è un centro destra che non riesce ad organizzarsi per la gioia di Casillo e della fantomatica federazione di centro, l’idea – pantano che non riesce a nascere.

Una coalizione che ha Ernesto Valiante, signore quiete e riflessivo, lontano dalla dicotomia che si da di quel movimento scavezzacollo polemico ed iracondo. Qualcosa è cambiato a Casoria e non è un miracolo. Quello che occorre adesso, con l’aiuto di un ambiente sempre pepato e polemico ma anche meno litigioso e più tollerante che ognuno rispetti ruolo e regole, cominciando dai cittadini, incalzando questi incapaci gestori dell’ordinario, del reale ed anche delle emergenze a fare il loro dovere. Una amministrazione, quella passata, che non è riuscita a far funzionare niente. Barriere architettoniche dappertutto, lo Stadio riaperto solo e grazie alla Commissione Prefettizia, traffico, immondizia, privatizzazione selvaggia, fitti passivi sballati, palestre comunali in pessimo stato o chiuse, aree dismesse dal futuro nebuloso, commercio ambulante incontrollato, mercato dei tessuti del venerdì e mercato ortofrutticolo problemi perenni da definire; identità da ricercare, assenza, nel centro storico, di cinema e teatri e centri sociali e, poi, magari, un polo produttivo.

Un vicesindaco venuto da Afragola, qualche anno fa, dichiarava: “ho trovato nel Comune sacche di inefficienza e nicchie di potere” e dava anche una soluzione: “bisogna puntare sulla macchina comunale, può essere la sola protagonista di un vero e proprio cambiamento”.

La soluzione è anche un’altra. La nostra. Ricostruendo il passato, compreso gli incidenti giudiziari e stabilendo la verità su come stanno le cose, coinvolgendo i veri attori, senza escluderne, allora potremmo iniziare il cambiamento di questa Città. In caso contrario sarà sempre peggio. Compreso la compatibilità ambientale, vero e grave pericolo che incombe su questa Città. Già venti anni fa avvertivo i miei lettori del finto benessere che portarono le industrie venute dal Nord le quali hanno lasciato in eredità solo veleni nascosti ed alcuni ritrovati. Una Amministrazione Comunale seria e Consiglieri Comunali seri, avrebbe quale proprio dovere, l’ispezione ed il controllo degli Atti Amministrativi; avrebbero, i consiglieri eletti, chiedersi e chiedere cosa è successo dopo il ritrovamento dei novanta fusti tossici nell’ex Resia e quanti tumori e morti hanno procurato nei pressi di quello stabilimento e non accontentarsi della solita “archiviazione giudiziaria”. Avrebbero dovuto interrogare i vertici dell’Enichem ed anche la ditta che fu incaricata della bonifica. Cosa è successo alla Resia? Cosa nasconde il sottosuolo della Rhodiatoce, Tubi Bonna, Cutolo Metallorganica, Dyrup e tanti altri?

Voglio fermarmi qui, C’è tempo per parlare di Casoria Ambiente, delle elezioni amministrative del 2016, dei talenti casoriani, del turismo religioso, il commercio, il pericolo dei crolli, la viabilità, il sottosuolo, le politiche sociali.

Alle prossime.

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