Quando l’arte può morire: Antonio Manfredi minacciato per le sue battaglie

Parlare di illegalità apre un mondo.
Tutto ciò che rientra nella categoria dell’illegalità è infinitamente difficile da tollerare per una persona onesta.
Eppure, strano a credersi, ci sono cose più intollerabili di altre.
Quando, infatti, l’illegalità colpisce l’arte e coloro che tentano di difenderla, si sfocia in un reato che travalica ogni confine del buon senso.
E la nostra città non è estranea a quel desiderio di profitto che porta a sacrificare ogni cosa, comprese le opere d’arte, in nome di un nulla: nulla, nemmeno il guadagno più smisurato, può ripagare l’orrore di aver danneggiato, saccheggiato, deturpato, rubato un’opera d’arte.

Più volte il dott. Antonio Manfredi, direttore del CAM (Contemporary Art Museum), ha denunciato atti di tal tipo: ultimo, il furto di una statua di due tonnellate situata nella villa comunale di Casoria.
Ma la denuncia, formale o anche solo verbale, rappresenta per molti il tentativo di ribellione a un sistema che non deve cambiare, un sistema fatto di silenzi e tacite accettazioni, di rinuncia a ciò che è bello perché qualcuno ha deciso così, perché anche l’arte può morire nell’accattonaggio di chi ruba senza sapere, senza conoscere il peso delle azioni.
Omertà. Sì, quello che si pretende a forza da noi è l’omertà.
Perché il dott. Manfredi, dopo aver sporto tali denunce, ha ricevuto telefonate anonime in cui ha ricevuto minacce e intimidazioni. Parole forti pronunciate da chi intende il tacere come un dovere inviolabile.
Ovviamente, il dott. Manfredi ha immediatamente sporto querela presso i Carabinieri, denunciando l’accaduto e sperando che si riesca a rintracciare l’anonimo interlocutore.

Un episodio molto grave in cui anche la politica, con i suoi esponenti nel mondo della cultura, dovrebbe e, speriamo, farà la sua parte sostenendo chi lotta per la bellezza e la libertà incarnate dal nostro patrimonio artistico.
La solidarietà è, al momento, l’unica e più potente arma che abbiamo.
Usiamola.
Facciamolo come sostenitori della legalità, come fieri amanti dell’arte, come cittadini civili.

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