DOPO IL “NO” DEI GRECI, QUALI PROSPETTIVE PER LA POPOLAZIONE ELLENICA E PER GLI EUROPEI?

Quali le prospettive dopo il “NO” del popolo greco alle condizioni poste dall’Unione Europea per “mettere i conti a posto”? Ricordiamo che il debito contratto dai Greci nei confronti dei Partner europei è diventato insostenibile e che i prestiti di oltre trecento miliardi, dal 2009 ad oggi, non hanno migliorato le condizioni di vivibilità dei Greci, visto che, diciamo la verità, hanno solo dato respiro alle banche elleniche e, quindi, ai grandi finanzieri e banchieri.

E il popolo? Affossato da una politica di rigore e di austerità! Negli ultimi 4 – 5 anni, il tasso di disoccupazione in Grecia è salito dal 13% al 25% , mentre quello giovanile è giunto al 50%; il potere d’acquisto dei salari è sceso vertiginosamente, con larga parte della popolazione immiserita in maniera spaventosa. Certo, non è che con la vittoria del “NO” l’orizzonte sia diventato meno fosco: è stato chiaro, ieri, il capo del governo Tsipiras: nessuna intenzione di uscire dall’eurozona, essendo consapevole che una tale soluzione finirebbe per portare la Grecia verso il baratro, con il rischio che si trascini altri Paesi. La sua intenzione è di ritornare, forte del sostegno ottenuto dal 62% dei cittadini, al tavolo dei negoziati, per chiedere non soluzioni “facili”, che non ci sono, “ma giuste”, orientate, cioè, verso la giustizia sociale e largamente condivisibili.”. Come, concretamente? Spostando i pesi dalle spalle dei pensionati, operai, giovani, disoccupati a quelle dei ricchi e possidenti, molti dei quali godono di privilegi scandalosi, come gli armatori, ad esempio.

Ma i Paesi dell’UE, in particolare quelli che in questi ultimi anni hanno fatto “i compiti a casa”, sottoponendosi a sacrifici gravosi (In Italia, ad esempio,legge Fornero sulle pensioni, esodati, azzeramento dei contratti dei dipendenti pubblici da 7 anni, stagnazione economica, con conseguente chiusura di imprese e fabbriche..), giustamente esigono che il governo greco dia mano a una seria riforma fiscale, pensionistica, contrasti efficacemente l’evasione fiscale, che tocca punte elevatissime, e approvi misure serie contro la corruzione e lo spreco e la dissipazione delle risorse nella pubblica amministrazione. Solo se Tsipiras si mostra capace di fornire garanzie in tal senso e si impegna a realizzare le richieste concordate può ottenere che venga ristrutturato e, quindi, ridotto il debito contratto nei confronti dei creditori europei.

Al riguardo, è opportuno evidenziare che l’Italia è il terzo creditore della Grecia, dopo la Germania e la Francia. Ciò dovrebbe indurre il premier Renzi ad avere più voce in capitolo nella difficile ripresa dei negoziati, chiedendo, da una parte, alla delegazione greca senso di responsabilità e fattiva determinazione nell’obiettivo di far uscire la Grecia dalla voragine economica e finanziaria in cui si trova e, dall’altra, alla cancelliera Merkel e agli altri esponenti della troika soluzioni flessibili, una politica mirata anche e soprattutto alla crescita, come pure da qualche tempo si invoca,  e non bloccata sull’austerità, che ha prodotto miseria, disoccupazione e stagnazione economica. E l’Ue, come ha sostenuto, a tal proposito, qualche commentatore,  “dovrebbe dimostrarsi riflessiva ed efficace nel gestire al meglio il rapporto tra debitore e creditori, miscelando l’osservanza delle regole e degli obiettivi comuni con la solidarietà al popolo greco.

 

 

 

 

 

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