
Comincia a crederci chi non ci ha mai creduto, ritorna a crederci chi non ci credeva più e continua a crederci chi ci ha sempre creduto. Potrebbe essere questa la sintesi della giornata dei “Possibilisti” in quel di Roma. “Possibile è Possibile”, il nome con cui gli organizzatori hanno battezzato la Prima Assemblea Nazionale.
Per le persone che ieri si sono riunite ai giardini dell’Arci ed anche per quelle che tanto avrebbero voluto ma non hanno potuto, Possibile non solo è possibile, ma è necessario. La necessità di questa svolta a sinistra è simboleggiata da personaggi come Luca Pastorino, presente ieri a Roma. Quando il Partito Democratico condanna la “scissione” ligure commette un grave, gravissimo errore. E continua a non rendersene conto. Quelli che in Liguria sono andati con Pastorino, non lo hanno fatto per far vincere Toti, ma per far vincere Pastorino. E’ un concetto semplicissimo. Sarebbe necessario che qualcuno spiegasse il ragionamento secondo il quale “i cittadini liguri avrebbero dovuto votare la Paita e non Pastorino per non far vincere Toti”. La politica non si fa contro le idee degli altri, ma a favore delle proprie. La Paita, evidentemente, non rappresentava il 9,41% che ha votato per Pastorino. E senza Pastorino non è detto che la Paita avrebbe vinto, gran parte di quel 9,41% avrebbe anche potuto disertare le urne. Perché l’astensionismo è soprattutto figlio dell’amarezza che si prova nel votare il meno peggio. Ed è per questo che sarebbe stato bello invitare, all’evento di ieri, le persone che hanno puntato il dito contro la svolta a sinistra rappresentata da Possibile. Avrebbero potuto incrociare gli sguardi carichi di gioia dei tanti presenti, giovani e meno giovani. Non c’erano perché dovevano esserci, c’erano perché volevano esserci. E questo lo ha ben sintetizzato Elly Schlein nel suo intervento, quando ha detto che alle 6 del mattino, di domenica, ci si sveglia solo per amore. L’amore per un ideale. “Perché per sentirti a casa non c’è bisogno di porte o di finestre, ma di belle persone”. Possibile, intanto, nasce lontano dal palazzo. Tra la gente, per la gente. Solstizio d’estate, con il sole a illuminare tutti allo stesso modo. La canzone dell’estate ci ricorda che siamo tutti “bajo el mismo sol”, sotto lo stesso sole. Ed è anche questo il significato del simbolo, semplice ed essenziale, di Possibile. Un uguale, il manifesto della sinistra. Non dimentichiamolo mai. A chiudere la giornata è arrivato, chiaramente, l’intervento di Pippo Civati. “C’era un programma che diceva ‘non vogliamo la filosofia dell’uomo solo al comando’. Ci è andata bene, no?” dice, ironizzando sull’ascesa del leader dell’attuale governo. “La scuola deve essere un organo collegiale, non ci deve essere solo il preside a decidere” aggiunge, riferendosi al programma di Italia Bene Comune, totalmente stravolto da Renzi. Continua con una battuta che strappa il sorriso e l’applauso dei presenti: “Ormai se citi Bersani è come citare il Che Guevara.”. Un attacco palese al pensiero unico, quello che dice che non c’è un’altra alternativa. Anzi, che non vuole un’alternativa. La verità è che invece c’è sempre un’altra possibilità.