VIA LIBERA DEL MEF ALL’ASSUNZIONE DI OLTRE 53.000 DOCENTI

Il Ministero dell’Economia e Finanze , tramite la Ragioneria dello Stato, ha dato il via libera all’assunzione di 53. 627 docenti.

Nell’ambito della procedura di autorizzazione al reclutamento del personale docente per il prossimo anno scolastico 2019/2020, il Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, con nota del 3 luglio 2019 aveva formulato una richiesta di autorizzazione ad assumere per complessive 58.627 unità, corrispondenti ad  altrettanti posti vacanti e disponibili in dotazione organica.

Nella predetta richiesta non veniva tenuto in considerazione la marcata considerazione delle iscrizioni degli alunni,  registrata specie nell’ultimo biennio, connessa con il calo della natalità. Al riguardo, il MEF  ha più volte evidenziato quanto previsto dal DPR 20 marzo 2009, n.81 e, in particolare, che le dotazioni organiche complessive e la distribuzione delle stesse tra le regioni sono definite specificamente in base al grado di densità demografica e alla previsione dell’entità e della composizione della popolazione scolastica.

Alla luce delle interlocuzioni tecniche, il Ministero dell’istruzione ha fatto pervenire il 23 luglio scorso una nuova richiesta  per complessive 53.627 unità sulla quale la Ragioneria dello Stato lo scorso 25 luglio ha comunicato di  avere ulteriori osservazioni da formulare.

Dunque, ciò stabilito, molti precari della scuola possono tirare un sospiro di sollievo e firmare il tanto sospirato contratto a tempo indeterminato, rendendo il proprio lavoro stabile e sicuro. I posti si sono resi vacanti a seguito del collocamento a riposo di molti docenti, favoriti dalla “quota 100”. Un maggior numero di insegnanti a disposizione degli Istituti scolastici consentirà ai Dirigenti scolastici  di realizzare progetti per specifiche esigenze degli studenti, di ridurre il loro numero per classe, così da permettere l’adozione di metodologie di apprendimento innovative, favorendo l’inclusione e un approccio con gli alunni personalizzato. In particolare, sarà possibile avviare un contrasto maggiormente efficace all’evasione scolastica, prevenendo l’insuccesso con l’attuazione di corsi di recupero per gli alunni che presentano svantaggi socio – culturali. Ci saranno, quindi, le condizioni per rendere le scuole veri avamposti educativi, presidii di cultura nei territori, capaci di offrire opportunità di crescita culturale e civile soprattutto ai ragazzi delle periferie, che spesso diventano prede della criminalità. Importante, al riguardo, che le scuole siano aperte fino a sera nelle aree a rischio, stimolando gli studenti a praticare sport, a sviluppare specifiche inclinazioni, a recuperare lacune, a fornire input per incoraggiare la lettura, l’amore per il teatro, la scultura e la pittura. Tuttavia, perché tutto ciò si realizzi, è necessario che le retribuzioni degli insegnanti siano perequate a quelle dei colleghi europei. Dura, al riguardo, dovrà essere la battaglia dei sindacati.  A ciò va aggiunto lo scarso prestigio sociale  del lavoro dei professori, poco  considerati e umiliati. In Italia non potrà esserci una vera riscossa economica, civile e sociale se non porrà un freno alla povertà culturale, che è una delle emergenze su cui solo raramente i mezzi di comunicazione pongono attenzione. La speranza è che l’assunzione di oltre 53.000 docenti costituisca il primo passo per un processo di investimento nella cultura, nella ricerca e nell’innovazione scolastica e universitaria.

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