Si, De Laurentiis ha ragione: ma il primo che deve dare un chiarimento è proprio lui

 

Come purtroppo accade da tempo le beghe dei dirigenti tendono a ritardare gli ovvii e necessari discorsi sul calcio. Il fisco viene a fare visita al calcio e trovano Gable e le Isole Cayman, il Napoli tendono di sbranarlo, secondo la consuetudine nostrana che esige autolesionismo, indegne furberie e vendette sottilissime.

Accade così che proprio quando l’ambiente del calcio, attaccato da diverse parti, avrebbe dovuto presentarsi compatto, al cospetto di certa gente che guarda il fuscello negli occhi altrui e non la trave nei propri, il fescennino abituale s’allarghi: scommessopoli, caymanopoli, convittopoli, sponsoropoli ecc.

 

Calcio ritardato, quindi, almeno per quanto concerne il Napoli, partito benissimo me sempre equivoco in campionato (non è a punteggio pieno solo per causa di errori arbitrali). Juve in economia (vince anche giocando male e con un gol casuale), Inter ancora meno.

De Laurentiis ha esposto le sue idee economiche, in particolare. E, guarda caso, si è agganciato, tra l’altro, a quanto noi andiamo dicendo da anni.

La necessità di un vivaio che per adesso al Napoli, alla prima squadra, in 13 anni, ha dato solo Insigne, mentre al Milan ne dà, sono anni, tantissimi. L’affermazione è stata riportata anche da quei giornali che dicono Mertens e non Insigne. Questo per limitarci all’episodio più evidente, perché ci sarebbe da divertirsi per le pieghe esterofile mostrate.

De Laurentiis è molto apprezzato per la chiarezza con la quale parla. Specie quando ha invocato chiarezza a livello di giornalisti, dirigenti, pubblico, impiegati e calciatori. Ha accennato dei temi. L’argomento vivaio è stato lasciato cadere. Un chiarimento, però, lo deve fornire: alla opinione pubblica innanzitutto. Ieri assertore della politica giovanile e napoletana; ieri apparentemente competente; oggi statistico – cabalistico.

Ecco, dunque, questo è il punto nostro; prima di tutti quanti gli altri parli De Laurentiis, cioè il presidente e esponga, dunque, il suo programma, non legato a questa o a quella situazione (l’autosufficienza è prerogativa virile e necessaria) e poi avrà la risposta che merita da tutti. Per quanto ci riguarda glielo diciamo subito: un programma che non sia legato alla utilità sociale e quindi materiale del Napoli a Napoli e al sud intero, non potrà vederci d’accordo. Un programma che tenda a stordire una massa, che deve acquisire una sua più precisa coscienza, non può non essere rigettato.

Tanto per incominciare, non si possono non discutere le pieghe molteplici, sul piano del completamento della rosa e quindi tattico e tecnico, che sta assumendo il non utilizzo sia l’anno scorso che quest’anno di tanti calciatori agli ordini del tecnico e non so con quanta responsabilità da

parte di Sarri. Una disinvoltura eccessiva i minuti di Grassi, Gabbiadini, Rafael e Strinic. Aspettiamo, invece, adesso, con fiducia, Rog, Diawara, Maximovic, Tonelli ecc.

Sarà il campionato, come sempre, a chiarire gli equivoci. Le cronache attente (non tutte le cronache lo sono) non hanno esitato a dichiarare ingiusti i pareggi sia di Pescara che di Genova. Qualcosa è sembrato un tantino forzato.

Il nuovo esame di Coppa dei Campioni, domani sera il Benfica al San Paolo, e domenica Bergamo alle 15, vale soprattutto per il turn over, la rotazione dei calciatori della rosa del Napoli.

Non per Zielinski, che si batte con l’animus tipico del cadetto coraggioso e indomito. Non per Gabbiadini apparso voglioso e sicuro contro il Chievo e nemmeno per i due difensori centrali, tra i più onesti del momento. Stando così le cose la coppia senegalese – spagnola si lascia preferire e forse apparirebbe anche utile poter risolvere l’equivoca situazione creatasi nel ruolo di regista (Hamisk o Jorginho in attesa della crescita e speriamo affermazione del giovanissimo Diawara). Resta Reina, abbastanza deciso. E per oggi crediamo che basti.
Ferdinando Troise

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