Casoria, Parrocchia S. Antonio Abate: ritemprati dal fuoco dell’amore

Nel campetto, intorno al falò, la comunità parrocchiale di S. Antonio Abate, in Casoria, ha ritrovato se stessa

Regnava un clima di armonia familiare, Venerdì 17 Gennaio, nella Parrocchia “S. Antonio Abate”, in occasione della ricorrenza della festa del Santo Patrono. La solenne celebrazione eucaristica, alla quale hanno partecipato molti fedeli e una rappresentanza dell’Amministrazione civica (il Sindaco Vincenzo Carfora e l’assessore Antonio Lanzano), ha avuto inizio con il suggestivo e intenso “Inno a S. Antonio Abate”, eseguito dal “celestiale” coro diretto dal M° Fabiano Scognamiglio, Compositore del brano musicale citato.

Il parroco don Marco Liardo, che ha officiato il banchetto eucaristico affiancato dal diacono Pietro Boemio, durante l’omelia ha commentato il brano del Vangelo in cui Gesù, sollecitato da una precisa richiesta, invita a realizzare la perfezione cristiana nella scelta radicale di spogliarsi di tutto per possedere un “tesoro nei cieli” ( “Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri”). A differenza del “giovane ricco”, che a tale sollecito “se ne andò via triste, perché aveva molte ricchezze”, “S. Antonio Abate” – ha spiegato don Marco – “fu talmente scosso da questa Parola da convertirsi radicalmente a Cristo: decise di abbandonare e di donare ogni ricchezza ai poveri, essendo un facoltoso benestante per una cospicua eredità lasciata dai genitori, ricchi agricoltori, e di seguire la vita solitaria, vivendo in preghiera, povertà e castità”. “Molti” – ha proseguito il Parroco – “imitarono la sua condotta di vita, colpiti dalla sua coerenza, profonda fede e statura morale eccelsa”. E’ considerato, per questo, il Fondatore del Monachesimo. Già di temperamento forte e risoluto, il Santo Patrono lasciò che la fede agisse su quello che è l’altro aspetto costitutivo di ogni persona, il carattere, rendendolo permeabile alla Grazia”. “Il frutto dell’azione di Grazia sul Suo carattere” – ha sottolineato l’Officiante – “è stato la conformazione di sé all’immagine e somiglianza di Dio, scegliendo la povertà alla ricchezza, l’austerità al posto del godimento, la scelta totale del Signore agli idoli. “Pare una scelta impossibile, oggi? Non ce la possiamo fare? – ha domandato don Marco. “Chi si pone alla sequela di Cristo, è capace di trasformare il proprio carattere, liberando, come i Santi, tutte le potenzialità dell’essere immagine e somiglianza di Dio e orientandosi verso una prospettiva esistenziale in cui c’è spazio per i valori dell’accoglienza, della carità, della condivisione, dell’amore concreto e solidale”. “A Dio tutto è possibile” – ha concluso il Celebrante – “concediamoci a Lui e ciò che a noi pare impossibile diventa possibile. Dopo la Santa Messa, tantissimi fedeli sono confluiti nel campetto dove è stato acceso il classico falò che, ancor più che il corpo, ha riscaldato gli animi, ritemprandoli al fuoco dell’amore evangelico. Lì, nel campetto, attorno alla imponente lingua di fuoco, mangiando panini con salsicce e frigiarelli, preparati a casa dagli operatori pastorali (il ricavato della vendita sarà devoluto per la Caritas parrocchiale), si è sperimentato il piacere della collaborazione, il sapore di un sorriso sincero, la gioia del dialogo, la felicità per lo stupore di sentirsi voluti bene e, chissà, il tripudio del cuore per un forte abbraccio, inizio di un percorso di riconciliazione. Con il fuoco dell’amore dentro il cuore, ciascuno è ritornato nella propria famiglia per irradiarla con i raggi del servizio e della donazione di sé, sull’esempio del santo Patrono.

 

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