Notte di attesa per i prof campani

13 agosto 2016: Notte delle Stelle o delle Streghe per i professori campani?
La notte di San Lorenzo, con le sue stelle cadenti e i sospirati desideri, ha un’appendice quest’anno: il 13 agosto  migliaia di docenti, prevalentemente del Sud, tanto per cambiare, guarderanno il cielo, e il computer  che rivelerà “destinazione e destino”.

La sospirata sede di servizio proveniente da quella   “mobilità” che, una volta, erano “trasferimenti”di un Docente su sua richiesta, oggi altro non è che un trasferimento forzoso, su base nazionale e con “blocco” minimo triennale col rischio di finire a centinaia di chilometri di distanza da casa.E qui entrano in gioco le stelle, sia pure virtuali, di San Lorenzo: i docenti esprimono il desiderio che la sede sia nelle vicinanze di casa, in caso contrario la notte delle Stelle diventa notte delle Streghe.Per tanti professori sono ore di ansia; per molti, con coniuge e figli o genitori anziani, di incubo.La scelta dell’ora notturna rende più tenebrosa la faccenda, sembra di ritornare ai tempi dei governi Craxi o Andreotti quando il Consiglio dei Ministri cominciava verso mezzanotte per finire all’alba, manco avessero da fare chissà che cosa di giorno; come fossero riunioni segrete della Carboneria, per deliberare su argomenti sui quali si discuteva spesso da mesi.Di complotto parlano, in effetti, i docenti della Scuola Primaria, dell’Infanzia e, in misura ridotta, della Scuola Secondaria di Primo Grado  destinatari delle due precedenti tornate di “mobilità”. I professori hanno protestato, e protestano,” vivacemente” in tutti i modi e a tutti i livelli; hanno tirato in ballo anche De Luca che, avendo la virtù di fare scomparire le barelle, si spera possa, in sostituzione, fare comparire cattedre; lui non si è negato, le doti politiche superiori rispetto a Caldoro sono indiscutibili. Virtù taumaturgiche? Più semplicemente, cosa che si sarebbe potuta e dovuta fare molto prima, il tentativo di portare la questione al livello di Conferenza Stato – Regioni.In sintesi quali sono i motivi del contendere dei Docenti?In primis contestano l’impianto della legge, con linguaggio da marketing definita “Buona Scuola”, nome che ai docenti suona beffardo; il trasferimento forzoso, poi: è “mobilità” per Renzi, “deportazione” per i Docenti che, pur avendo superato il Concorso nelle Province di residenza, sono stati  obbligati, di fatto, a fare domanda di trasferimento a livello nazionale col miraggio dell’incarico a tempo indeterminato, da noi meglio conosciuto come “posto fisso”: rinunciare a fare la domanda comporta la permanenza nelle Graduatorie permanenti con il rischio di perdere l’incarico annuale a tempo determinato. L’enorme quantità di docenti immessi in ruolo, infatti,  potrebbe spingere il Ministero ad utilizzarne  parte come organico di potenziamento, in pratica su cattedre  prima appannaggio di incarichi annuali. Cosa altro si contesta?

a) i criteri che  determinano l’assegnazione, concordati con i Sindacati a livello di trattativa decentrata come ogni anno;

b) presunti errori nell’ algoritmo che assegna di fatto le sede;

c) poca trasparenza: alcuni MIUR avrebbero omesso di indicare fase di appartenenza e motivi personali di precedenza, rinviando il tutto alle documentazioni.

Inoltre il fatto che, in virtù degli organici di diritto,che non corrispondono a quelli di fatto, in pratica i reali, alcuni docenti, specialmente per il sostegno, siano stati trasferiti al Nord nonostante ci siano posti vacanti nelle sedi di residenza.La contestazione ha portato finanche a scontri con le forze dell’ordine: i sindacati cercano di barcamenarsi per non sembrare agnostici e di non scontentare nessuna delle parti in causa.Il Governo difende le sue scelte ma dichiarandosi disponibile, ci mancherebbe che non fosse così,  a rivedere le assegnazioni frutto di errori oggetto di ricorso, che  hanno fatto quasi tutti i “deportati”.La fase di domani, con numeri inferiori, riguarda la Scuola Superiore: tutti con gli occhi al Cielo sperando nella buona Stella che ti permetta di restare a lavorare dove tu avevi scelto volontariamente, e secondo una normativa in vigore.Non è bastato avere agito secondo norma per restare, ora in tanti vivono ore di angosce e di incubo, come molto, ora decisamente troppo, spesso, succede da queste parti, dove il lavoro è un lusso.Certamente non finisce qui e certamente vi racconteremo l’after, o gli after, day.Nel frattempo sarebbe interessante conoscere le idee e le  esperienze su questa ennesima brutta pagina della scuola italiana dei docenti interessati a questo maledetto pasticcio nostrano.

 

Carmen Palumbo

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