Lettera al Direttore di Casoria2

Al direttore di Casoria due

       Nando Troise

 Egr. Direttore ho letto con piacere un tuo editoriale dal titolo “dalla mondezza e dal letame può nascere un fiore?”.Dopo aver spiegato ai pochi lettori che ancora non sapevano che l’espressione del titolo era tratta da un brano di Fabrizio De Andrè “Via Del Campo” hai illustrato con la solita franchezza la montagna di “letame” rovesciatasi sulla nostra città.

Alla fine hai concluso l’intervento invocando una risposta alla domanda iniziale. Caro Nando, dispiace deluderti ma credo che la tua invocazione sia destinata a svanire  nel vuoto e per vari motivi.

In primo luogo faccio notare che l’accostamento con la metafora del grande Faber è senz’altro sbagliata o, quantomeno, irriverente. Infatti tu sai bene che “Via Del Campo” era il luogo simbolo degli eroi di De Andrè, cioè di qui personaggi costretti a vivere ai margini della società borghese ma che riescono ad ottenere quel riscatto di dignità, loro negato dallo Stato, Chiesa e politica ben pensante, solo attraverso la poesia di Fabrizio. Non è un caso che nel testo della canzone scritta nel 1967 ritroviamo due affermazioni : “ Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fiori”.

Invece, per i personaggi che esprimono il “letame” che invade la nostra città non vi è alcuna possibilità di riscatto. Essi non sono eroi ma accattoni politici da condannare senza alcuna possibilità di appello e con esecuzione (politica) nella pubblica piazza.

Contro di essi la nostra indignazione deve essere forte e travolgente senza inutili slogan propagandistici ma con comportamenti rigorosi fermi sì da risvegliare le assopite coscienze popolari.

Ricorda caro amico, che non può esserci sciagura più grande per un popolo che l’assuefazione e l’oblio rispetto ai soprusi del tiranno.

Non so se hai notato, ma è da tempo, che non ci meravigliamo più!! Viviamo in un paese e, soprattutto in una città- Casoria – stracolma di fannulloni incapaci e delinquenti seduti su una montagna di “monnezza”, ma non ci meravigliamo.

Vediamo amministratori che si vendono per pochi denari o per una zuppa di pesce; altri che organizzano gite turistiche con annesse escort per conseguire un minimo di consenso ed altri ancora, disperati “pronti a vendere per 3000 lire la madre ad un nano” (De Andrè La città vecchia) Eppure non ci meravigliamo!!.

Vi è una corte sbrindellata di ruffiani, reggicoda e cortigiani che assiste indifferente all’avvelenamento dell’area che respiriamo, al saccheggio del territorio e alla distruzione sistematica del patrimonio artistico della nostra città. Ma tutto ciò è normale!

La cosa però che maggiormente mi sconvolge e mi indigna è vedere i tanti giovani che animati da nobili propositi si sono affacciati alla ribalta  politica quali portatori della “buona novella”, ma, invece, assistono con ignavia e colpevole indifferenza all’ignobile saccheggio della nostra città; anzi in alcuni casi partecipano come protagonisti attivi e interessati alla spartizione del bottino.

Verso questi giovani sarei tentato di rivolgermi con la stessa vilurenza di “amico fragile” ma non oso perché probabilmente, per motivi generazionali, potrei non essere capito. Pertanto parafrasando il titolo di un bel libro di Maurizio Viroli (La libertà dei servi Ed. Laterza) mi rivolgo a loro dicendo che se essere cittadini liberi vuol dire non essere sottoposti ad un potere enorme e assoluto , è evidente che essi non possono dirsi liberi; ossia sono si liberi ma liberi nel senso della libertà dei sudditi e dei servi.

Casoria lì 15/11/2010                                                                                                       Mariano Russo

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