Intervista alla costumista Giuseppina Petricciuolo

Presso l’associazione “Rino Petricciuolo” nel cuore di Fuorigrotta, mentre mi trovavo ad ammirare splendidi abiti d’epoca indossati da alcuni amici che dovevano partecipare ad una sfilata teatrale, ho avuto il piacere di conoscere la costumista e coordinatrice Giuseppina Petricciuolo nonché Presidente di codesta associazione, una persona molto garbata e ospitale alla quale ho rivolto qualche domanda in merito al costume d’epoca e alla sua attività associativa.

Giuseppina parlaci del tuo lavoro di costumista e di come ha avuto inizio?

Sono molti anni che lavoro nel mondo del costume, ho lavorato per la Rai di Napoli part – time dietro alle quinte. Ho lavorato come conduttrice artistica dei costumi sulla nave da crociera “Achille Lauro”. Nel 1993 sempre occasionale sulla motonave “Italia Prima” come animatrice di spettacolo e intrattenimento passeggeri in costume, realizzati sempre dalla sottoscritta. Nel 2000 una sfilata dei costumi d’epoca presso l’arenile di Bagnoli con Roberto Barone  per l’inaugurazione della Fiat 600.

Ultimamente come costumista e coordinatrice dei costumi d’epoca nello spettacolo teatrale “Che bello ‘o cafè chantant” della compagnia “Noi Appassionati” regia di Pino Celli. (foto in basso)

Quali sono stati i ricordi più belli del tuo lavoro di costumista?

L’evento più bello è stato quello del 2006 “Sogni Figurati” nel Maggio dei Monumenti  con “sfilata dei costumi d’epoca ai nostri tempi”, e mostra della pittura del prof. Osvaldo Petricciuoli Leonelli con opere inedite degli anni 90, a cura del Comune di Napoli e dell’Assessorato Grandi Eventi.

Quando parliamo di moda e di costume parliamo anche di forme consuetudinarie, in quale periodo storico risalgono?

 

Quando ci riferiamo alla moda e al costume stiamo inquadrando un profilo d’epoca rinascimentale, agli apporti anglosassoni a quelli spagnoli del Barocco e del Rococò dello stile di Luigi XVI, del Direttorio, dello stile borghese nel periodo 1820 – 1825, fino alla mescolanza degli stili intorno al 1890. In altra epoca prese la moda dei mille fronzoli o di ornamenti di poco gusto, quando i mobili venivano imbottiti e le linee architettoniche si mimetizzavano con abbondanti tendaggi, drappeggi e portiere. Tutto questo finì per orientare le belle signore verso l’uso del drappeggio in metri e metri di stoffa e si diede corpo a una linea femminile dove prevalse la confusione e un bel pasticcio di forme. Comunque per comprendere l’evoluzione del costume europeo basta guardare i costumi degli antichi Egizi, di Creta, della Siria, della Roma antica. Infatti quei popoli che tempo prima raggiunsero un alto grado di civiltà influirono sensibilmente nella evoluzione del costume europeo. Lo stile di un determinato periodo possiede tutte le caratteristiche quando ha vita: nasce, si sviluppa, si appassisce e viene sostituito da qualcosa di nuovo, ricco di giovinezza ed energia. Per rendere viva la storia del costume è necessario che i diversi abbigliamenti siano perfettamente ambientati nell’epoca in cui venivano indossati e con un portamento ben definito. Personalmente mi sforzo di attenermi a questo criterio quando ho l’occasione di presentare qualche sfilata di costumi d’epoca.

L’associazione la quale tu sei Presidente è un’associazione “culturale” qual è lo scopo? E perché porta il nome “Rino Petricciuolo”?

L’associazione è nata nell’anno 2001 è ubicata in via Nerva 25 sc. A è un’associazione non profit si chiama culturale “Rino Petricciuolo” perché è intitolata alla memoria di mio fratello, il compianto poeta Rino Petricciuolo operoso uomo di scienze, affermato ingegnere, valente geologo e membro del cenacolo di lettere, ed è per Rino Petricciuolo che i membri della famiglia Petricciuolo – Bercioux hanno fondato tale associazione, ed ai fini sociali, culturali e educativi ha svolto e svolge attività letterarie, socio-culturali, artigianali, attività ricreative di teatro, musica e spettacolo.

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