Il Vescovo ausiliare Antonio Di Donna nella parrocchia S. Antonio Abate per la festa del Patrono

 

Lunedì 17 Gennaio, la comunità parrocchiale di S. Antonio Abate in Casoria ha vissuto un intenso momento di spiritualità comunitaria: nella ricorrenza del Santo Patrono, è stata concelebrata, preceduta da un triduo di preghiera, la Santa Messa presieduta dal Vescovo ausiliare, mons. Antonio Di Donna. Il parroco don Marco Liardo, che ha concelebrato insieme con Sua Eccellenza, all’inizio della funzione religiosa ha ringraziato, a nome della comunità ecclesiale, il Vescovo per la Sua presenza, poiché “la Sua parola edifica, offre certezze e costituisce una sicura e solida ricchezza per la Chiesa”.

“Quale progetto” – si è chiesto Sua Eminenza durante l’omelia –  “la comunità parrocchiale può trarre dalla figura di S. Antonio Abate? Egli indica certamente una via da seguire, impegnativa, che porta direttamente al cuore del Vangelo. E’ vero che il Santo è comunemente noto  per due cose: il fuoco e gli animali di cui è protettore: il primo elemento è un simbolo precristiano accolto dalla Chiesa in quanto segno di luce che scaccia le tenebre, ma l’importanza di S. Antonio Abate è da attribuire al fatto che Egli è il fondatore del Monachesimo cristiano in Oriente. La sua vita, scritta dal grande Attanasio, padre dei primi secoli del Cristianesimo,  è da considerare un nuovo modello di vita cristiana nel contesto storico (IV secolo) in cui è vissuto, caratterizzato da un rilassamento della fede. Egli accoglie l’invito di Cristo, brano del Vangelo proclamato durante la liturgia della Parola, di vendere tutto ciò che possedeva (i genitori, agiati agricoltori, gli avevano lasciato una cospicua eredità) e di donare il ricavato ai poveri. Si ritira, quindi, nel deserto egiziano e diventa monaco, scegliendo di amare Dio al di sopra di tutto. Il Santo, quindi, reagisce ad una vita cristiana superficiale, tiepida e compie una scelta radicalmente coerente con il Vangelo: solo il Signore è l’unico suo bene”! Da qui la sollecitazione di Sua Eccellenza ai fedeli che gremivano la parrocchia di superare gli egoismi e di anteporre Dio ai soldi, alla casa, alla salute al lavoro.  Non bisogna credere – ha sottolineato il Vescovo – che la vita monacale sia tranquilla, comoda, al riparo delle vicissitudini della vita: S. Antonio Abate, infatti, dovette combattere  contro le tentazioni del potere delle tenebre e non esitò a lasciare il deserto per recarsi in città per difendere la fede.

 E anche oggi i religiosi e le religiose non stanno fuori dai fatti del mondo, essi portano nella preghiera il respiro tormentato degli uomini, i nostri affanni e le nostre angosce. Quali, allora,  gli insegnamenti di S. Antonio Abate per la comunità parrocchiale di cui Egli è il Patrono? Anzitutto, occorre mettere Dio al centro della vita ecclesiale; inoltre, bisogna interrogarsi sul valore attribuito ai beni materiali, assumendo uno stile di vita improntato alla gratuità e alla solidarietà; infine, è necessario lottare, come il santo Patrono, contro il potere delle tenebre, contro il male in tutte le sue sfaccettature: violenza, usura, odio, ingiustizia, estorsione, malaffare. E’ così che si reagisce al torpore della fede e si diventa figli della luce, quella luce che, alla fine della Messa, è sprigionata vividissima dal classico falò acceso nel campetto attiguo alla parrocchia e che il Vescovo ha benedetto.  Attorno al crepitante e caldo fuoco, tantissime persone hanno gustato panini con salsicce e melanzane sott’olio, preparati dalle famiglie della comunità parrocchiale. Il ricavato della vendita dei panini sarà devoluto, per metà, alla Caritas parrocchiale e l’altra metà rimpinguerà il fondo dei giovani per la partecipazione alla GMG, che si terrà in Agosto a Madrid. E’ stato proprio il gruppo giovanile della Parrocchia ad organizzare l’evento festoso, installando un video e montando anche  un palco sul quale si sono esibiti con canti e danze, allietando, in tal modo, la serata. Grazie, dunque, al loro determinante contributo, la comunità parrocchiale ha assaporato il senso genuino della festa,  vissuta come sano momento di aggregazione, di fraterna concordia, occasione di dialogo, di incontro, di gioiosa interazione anche con persone sconosciute o che non si vedevano da tempo.

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